Bocconi, appello alla città: «Aiuti gli studenti stranieri»

Ospite d’onore il Presidente della Repubblica. Pollastrini: si faccia di più per giovani e donne

(...) «Aspetti - continua il rettore della Bocconi - in cui la nostra Università auspica un sempre maggior impegno e dondivisione di obiettivi con le istituzioni della città». Il sindaco, Letizia Moratti, annuisce in prima fila. Le agevolazioni per chi affitta a universitari sono nel suo programma elettorale e certo non può contestare l’appello del rettore. Provasoli spiega: «Solo raggiungendo una massa critica di studenti stranieri, di docenti stranieri o con significativa esperienza internazionale e sviluppando un ambiente internazionale che coinvolga a trecentosessanta gradi tutti i servizi accademici e amministrativi, la nostra Università potrà ambire a conseguire e mantenere la posizione di leadership europea». È quel che si definisce internazionalizzazione e è ciò che ancora manca a Milano nel confronto con le altre capitali universitarie d’Europa e del mondo.
Il presidente dell’ateneo, Mario Monti, giura che la Bocconi non si ritiene «né torre, né d'avorio» e guarda «con attenzione alle altre esperienze». Ancora: «la Bocconi è sempre più luogo non solo di formazione ma anche di integrazione sociale». Il rettore, Provasoli, cita il dato secondo cui la percentuale di studenti esonerati dal pagamento della retta è cresciuta dal 13,9 di due anni fa al 16,8 di oggi. Nello scorso anno le borse di studio sono state 1715: «L’università si propone di avere i migliori studenti e è pienamente conscia che non c’è necessaria correlazione tra le capacità intellettuali degli studenti e le risorse economiche delle famiglie». Perché non siano solo parole, servono fondi sia privati che statali: «È nel programma della Bocconi il rispetto delle pari opportunità, con il supporto delle risorse proprie, di quelle della comunità bocconiana e delle istituzioni pubbliche e private».
Il presidente della Provincia, Filippo Penati, applaude: «Mi ha molto colpito il passaggio sul favorire l’accesso per le classi meno abbienti. L’operare insieme, pubblico e privato, per superare le barriere e realizzare davvero una meritocrazia è «uno degli spunti di riflessione più importanti della politica». La caccia ai fondi del rettore non potrebbe avere platea più adeguata. Nell’aula magna, ad ascoltare gli interventi del rettore, del presidente Mario Monti e del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, si è riunito una specie di consiglio d’amministrazione della finanza milanese, dal presidente di Telecom, Guido Rossi, a quello della Consob Lamberto Cardia, dal presidente di Unicredit, Dieter Rampl, a quello di Pirelli-Olimpia, Marco Tronchetti Provera.
In sala anche il presidente di Saras (nonché marito del sindaco), Gianmarco Moratti. È presente Barbara Pollastrini, ministro delle Pari opportunità e moglie del banchiere Pietro Modiano, direttore generale del San Paolo. Da lei arriva qualche nota critica. «Ho visto una presenza troppo maschile», dice parlando del nuovo board della Bocconi (che per altro quest’anno ha aperto la porta a due donne). Poi la Pollastrini estende la critica all’intera città: «Milano è una città ricca che però non riconosce i diritti alle donne che si immettono nel mondo del lavoro e che vogliono fare figli». L’obiettivo è a lunga scadenza: «Bisogna fare di Milano una città più giovane, nel suo insieme non è una città sufficientemente giovane. Penso a un progetto di investimento per le case d'alloggio e per i servizi che accompagnino gli studenti che vengono da tutte le parti d'Italia e non solo».
Il problema sono come al solito i fondi che mancano, tanto che Napolitano lancia anche un appello al governo che suona come una nuova critica alla finanziaria: «Sarebbe paradossale una sottovalutazione, di fatto, del ruolo delle nostre Università».