Bocconi, parte la prima raccolta fondi d’ateneo

Mario Monti: «Vogliamo recuperare 100 milioni in dieci anni. All’estero è normale regalare beni alle università»

Giovanni Buzzatti

La Bocconi chiama a raccolta ex studenti, imprese e istituzioni. L’obiettivo è raccogliere cento milioni di euro in dieci anni attraverso le donazioni. «Una vera e propria campagna di raccolta fondi, fund raising per dirla all’inglese, che serviranno a finanziare il piano di sviluppo dell’ateneo 2005-2015 senza aumentare le tasse agli iscritti» hanno spiegato ieri i vertici dell’ateneo, guidati dal presidente Mario Monti. Ed è già stato deciso come saranno spesi.
«Ci siamo dati il 2010 come prima tappa per vedere se le cose funzionano: per allora vogliamo portare da 9 a 12 milioni la somma destinata ogni anno alle borse di studio, l’obiettivo è raddoppiare il numero di iscritti stranieri e aiutare i “nostri” a fare esperienze all’estero - ricordano il rettore, Angelo Provasoli, e il consigliere delegato Giovanni Pavese-. Ma i fondi raccolti serviranno anche a reclutare docenti e ricercatori sul mercato internazionale. La nostra deve essere sempre più un’università europea». C’è poi la questione alloggi: la Bocconi prevede il raddoppio dei posti letto nei suoi collegi entro il 2008-2010 (dagli attuali 1.105 ai 2.067). «E vogliamo finanziare un nuovo portale internet, aumentare gli spazi per gli studenti, migliorare aule e laboratori» aggiunge il rettore.
Ma si riuscirà a raccogliere denaro a sufficienza? «I segnali sono incoraggianti, ci sono cinque aziende (da Banca Intesa a Pirelli Telecom) che ci garantiranno due milioni e mezzo di ciascuna per 5 anni - spiega l’ateneo -. E puntiamo ad arrivare presto a quota 10-12». La Bocconi ha creato un comitato di garanzia che seguirà la raccolta fondi e vigilerà sul loro impiego. Ne fanno parte 14 personalità del mondo economico, dall’imprenditore Vittorio Merloni all'amministratore delegato di Unicredit Alessandro Profumo, dal ministro Lucio Stanca a Marco Drago, presidente della De Agostini. A guidare il comitato sarà Roberto Mazzotta, presidente della Banca Popolare di Milano. «Il fund raising è una novità per l’Italia - racconta - è la strada del futuro e sono orgoglioso, da ex bocconiano, che la mia università l’abbia intrapresa per prima».
Restano i tabù da vincere. «Non è usuale che un’università si “sporga” per cercare risorse» ammette Mario Monti. Un’attività radicata nel mondo anglosassone e che anche in Germania, Spagna e Francia ha mosso qualche passo. Alla Bocconi ricordano qualche cifra. Stanford, negli Usa, è l'ateneo che raccoglie più fondi da imprese ed ex studenti. Nel 2005 sono stati 603 milioni di dollari, sei volte la cifra che la Bocconi vuole catturare in un decennio. «Chi dona denaro alle università dovrebbe godere di forti sgravi, da noi la legge restringe la libertà della persona deceduta in fatto di eredità», ricorda Provasoli.
La raccolta fondi si indirizzerà soprattutto a imprese ed ex studenti, «i nostri azionisti morali» ricorda Monti. I numeri sono consistenti. I primi laureati sono usciti dalla Bocconi nel 1906, in un secolo sono arrivati a quota 50mila. Ne sono stati contattati 25mila per annunciare l’avvio della campagna, «vogliono sentire la loro università vicina e anche le aziende si mostrano interessate» ricorda Salvatore Vicari, prorettore.
La campagna, ripete l’ateneo, servirà a scongiurare aumenti delle tasse. Dagli iscritti arriva il 75 per cento delle entrate e il loro numero è calato da 14mila a 11mila. «Il piano di sviluppo è importante - dicono gli studenti-. Speriamo arrivino fondi a sufficienza per aumentare borse di studio e agevolazioni, in particolare per chi è iscritto a lauree specialistiche e paga 9mila euro all’anno di tasse».