Bocelli canta il cinema italiano

A Lajatico la terza edizione del <em>Teatro del Silenzio</em> con Nicola Piovani a dirigere l’Orchestra Sinfonietta. Sorprende la giovane cantante filippina. Nella scaletta dello show brani e arie tratte dalla colonna sonora di pellicole girate da Fellini, olmi, Benigni e Taviani

Pisa - E va bene che lui ha scelto canzoni in linea con la sua «vocalità», ma guardate che Bocelli c’è sul palco di Lajatico per la terza edizione della festa del Teatro del Silenzio. Elegante, padrone di sé, emozionatissimo, ha cantato brani tratti dai film più famosi della storia perché «fanno parte di un genere che non ha steccati e lascia che gli artisti possano liberare la loro creatività». E d’altronde ecco l’obiettivo di questa serata di gran gala arrivata alla terza edizione: mescolare le musiche del mondo e, così per una sera, farle germinare in modo sorprendente lasciando che sia solo il talento a dominarle. In fondo, il panorama è quello giusto: il palco, dominato dal gigantesco «Cavallo» di Mario Ceroli, si alza tra le colline intorno a Lajatico, dove Bocelli è nato quasi cinquant’anni fa. Ed è battuto da un vento impertinente e benefico, che scivola sui campi appena trebbiati e poi fa impennare le folate di fumo del ghiaccio secco sparato in scena, quasi a creare capitelli d’aria bianca che vagano fino a dissolversi. E qui l’altra sera davanti a oltre ottomila persone, «in questa terra che ama il silenzio come lo amo io», Bocelli è stato il padrone di casa di quello che è uno degli spettacoli più atipici in circolazione, nobile ma non pretenzioso, ben equilibrato e comunque capace di regalare fiammate di emozione sin da quando lui, in giacca da sera bianca, ha iniziato a cantare la bella Aranjuez prima di lasciare spazio a Roberto Bolle, che spettacolo! A torso nudo, accompagnato dall’Orchestra Sinfonietta di Roma, ha danzato Petit morte su musiche di Mozart e sembrava quasi sospeso in aria dal vento che quasi d’improvviso se l’è portato via. La scena, d’altronde, era di Bocelli, che ha cantato Torna a Surriento e poi Santa Lucia, Mamma, Funiculì funiculà e soprattutto ’O surdato ’nnamurato, così intensa, così commovente anche perché preceduta sui due megaschermi laterali dalle immagini di Anna Magnani quando la interpretò quasi tremolante, ma imperiale, nel film La sciantosa. Intanto, sulla cima della scenografia, ancor più su rispetto all’orchestra e alla Corale pisana, una decina di figuranti, seminudi o avvolti da teli bianchi, cambiavano posizione seguendo l’immaginario filo conduttore pensato dal direttore artistico Alberto Bartalini.

E poi c’erano le voci.

Quella di Noa, così austera e così calda, sembra fatta apposta per il Teatro del Silenzio e difatti quando, con Bocelli, ha cantato il brano La vita è bella, in platea il pubblico si è assorto, quasi rapito, molto commosso. E questo alla fine è l’obiettivo di una manifestazione del genere, che non ha nessun bilancio da realizzare se non quello della qualità. Forse per questo Nicola Piovani ha aderito subito all’invito di Bocelli e qui a Lajatico ha, tra l’altro, diretto l’orchestra nel tema di La notte di San Lorenzo con una resa strepitosa. Però, diciamola tutta, la sorpresa più grande è stata quella di Charice, piccola filippina sedicenne che è un portento e si capisce subito quando duetta con il tenore in The prayer e canta come se il brano fosse suo, lo possiede, lo domina e si prende un’ovazione a scena aperta. Se riuscirà a superare l’effetto da fenomeno circense che ancora suscita (ad esempio quando canta I will always love you quasi meglio di Whitney Houston ma senza personalità), Charice sarà una bella scoperta e, dal tetto del mondo, potrà mettere nei suoi ricordi anche gli applausi dell’altra sera, in mezzo al vento del piccolo paesino di Andrea Bocelli.