Bocelli negli Usa invita allo show il bimbo autistico che vive per lui

Messa così sembra la solita storiella strappalacrime fatta apposta per avere un po’ di visibilità. Ma non è così: Andrea Bocelli ha invitato a un suo concerto, quello al Theatre District Garden di Boston, un bambino di dieci anni gravemente autistico che solo ascoltando la sua voce riesce a trovare un po’ di pace. D’accordo, che sarà mai. No. E’ un altro segno che, convenienze promozionali a parte, la musica ha quella forza inaudita e salvifica che spesso si tende a ignorare o sottovalutare. Stavolta non è successo e guai a chi fa ironia pecoreccia: Bocelli mica ha bisogno di queste robine tanto per fare un po’ di chiasso e commuovere la casalinga di Voghera (ce ne sono ancora). Specialmente negli Stati Uniti, dove è una delle poche superstar di nome e di fatto, totalmente sganciata dalle contingenze di mercato: l’ultimo cd My Christmas è uscito l’anno scorso ed è tuttora più alto in classifica di Recovery di Eminem, tra l’altro pubblicato sei mesi dopo. Ma a parte questi dettagli contabili, Bocelli è uno status symbol, uno che non si può fare senza se vivi tra New York e San Francisco e che, volenti o nolenti, negli Stati Uniti ha una popolarità che lo accompagnerà per sempre. Perciò niente piccolezze propagandistiche. Qualche tempo fa l’istruttore di George Maroun III, un bimbo di dieci anni che non ha mai pronunciato una sola parola, ha scritto a Bocelli spiegandogli in breve che al suo allievo avrebbe giovato molto assistere dal vivo a un concerto del suo idolo. Come ha confermato la mamma di George, «la musica del maestro è stata magica nella vita di mio figlio. Un giorno, durante una crisi molto forte, ho messo un cd di Bocelli e lui si è calmato subito, è stato come se si fosse accesa la luce». La famiglia Maroun, che ha altri quattro figli, non aveva la possibilità economica di arrivare a Boston e tantomeno di comprare i biglietti del concerto. Detto, fatto: Bocelli si è fatto carico delle spese, ospitandoli. E, come ha raccontato la signora, «George era semplicemente estasiato». Una piccola cosa, se volete. Ma con un significato grande grande, in fondo.