Bodyguard in chiesa L’ultima frontiera per proteggere i fedeli

Entrano dalla porta sbagliata e con l’intenzione sbagliata tanto da costringere un parroco a sorvegliare la chiesa come fosse un museo o, in maniera più blasfema, una discoteca. Nemmeno per difendere eventuali pezzi di valore ma per proteggere i suoi fedeli, sempre più impauriti. La microcriminalità sembra non conoscere più confini tanto che Don Franco Pedemonte, parroco di Santa Zita alla Foce, ha una ventina di collaboratori che presidiano a turno la sua chiesa per limitare scippi e furti dalle cassette dell’elemosina. Uomini ben visibili grazie ad una pettorina rossa che girano tra le panche per dare quel minimo di percezione di sicurezza «ma spesso non basta neanche quello - racconta don Franco, a Santa Zita dal 1991 -. Ripetiamo spesso alle signore di portarsi la borsetta con sé quando vanno a fare la comunione perché sono tantissimi i furti: basta un attimo».
Ma non c’è solo il furto della disperazione, c’è anche chi pensa al colpo grosso come due polacchi beccati proprio da don Franco: «Un giorno stavo chiudendo la canonica e mi sono accorto che il bagno era chiuso dall’interno. Ho chiamato la polizia e dentro c’erano due giovani con un coltello specifico: volevano tagliare le tele, arrotolarle e scappare». Fermati e denunciati come in tanti altri casi.
Eppure, se c’è chi è disperato e cerca aiuto la chiesa è il luogo dove si può trovare conforto: «Nel mio armadietto tengo succhi di frutta e biscotti - racconta - e poi indico dove si può trovare un pasto caldo e un luogo per dormire. Non solo, ma le famiglie in difficoltà vengono seguite dai nostri gruppi in diversi modi. Purtroppo la mancanza di rispetto per il culto come per la patria o per un monumento, fa parte della civiltà che viviamo». Così anche per una Messa sono necessari i bodyguard.