Bogdan e il campionato dei senzatetto

Vita avventurosa: clandestino, arriva a Roma nel 1993 e viene picchiato dai naziskin fuori dal dormitorio

Marina Gersony

Si chiama Bogdan Kwappik, è polacco, ha 33 anni ed è un personaggio suo malgrado. Settimana scorsa Rai 3 ha mandato in onda uno speciale con lui protagonista e National Geographic di questo mese gli ha dedicato un lungo servizio: in entrambi i casi si è parlato di lui come presidente della Homeless World Cup, un campionato internazionale di calcio di strada che coinvolge squadre di senzatetto di ogni parte del mondo: un gioco vissuto come momento di riscatto, dove basta una palla, pochi metri di asfalto e qualche amico per dar vita a una partita. Prima di salire a onor di cronaca Bogdan è passato attraverso una serie di traversie superate grazie alla fede in Dio che oggi racconta al Giornale. Lo incontriamo a Pioltello, nella cittadella multietnica alle porte di Milano più nota come «Satellite», dove ogni condominio ha il nome di un pianeta e le botteghe espongono merce di tutto il mondo. Bogdan vive in uno stabile chiamato Nettuno insieme a Karin, peruviana e la piccola figlia Vittoria. «Ho lasciato Katowice nel 1993 - racconta - facevo il verniciatore. Decisi di venire a Roma nella città di Papa Wojtyla con la speranza di una vita migliore». All'inizio quella di Bogdan è una storia come tante di un clandestino che tira a campare. Quando gli offrono di raccogliere i pomodori a Ladispoli per lui è un giorno di festa. Peccato che dopo due giorni un gruppo di naziskin lo pesta a sangue mentre rientra al dormitorio. Se la cava con qualche escoriazione e uno shock. Seguono anni di precarietà, fughe dalla polizia, una vita d'inferno. Un giorno una macchina lo investe, sopravvive per miracolo, del resto il suo nome significa «mandato da Dio», segnale che non deve mollare. «Sono esperienze formative - racconta oggi - se sopravvivi niente ti ferma più». Bogdan arriva a Milano, dorme nei container alla Barona di via Zumbini, in macchina, al Leoncavallo, dove può. Una ditta lo assume come metalmeccanico, dopo un po' lo nominano delegato sindacale e lui denuncia alcune irregolarità sulla sicurezza: «Lavoravo lì da sei anni e per questa storia mi hanno licenziato. Ma intanto ho visto tutto il marciume dei sindacati». Il giovane ricomincia da capo, fa il mulettista e quel che capita, il calcio è l'unico a non tradirlo. Nel 2001 incontra i rom del campo nomadi di via Barzaghi che vivono in condizioni disumane. Nasce la MultiEtnica 2001, «la prova che noi immigrati potevamo organizzarci per migliorare le condizioni di vita». Il debutto è nel 2001, le maglie e le scarpe le mettono Milly Moratti e l'Inter; gli avversari sono i consiglieri del Comune di Milano, in campo c'è l'eurodeputato Romano La Russa, fratello di Ignazio. La partita si chiude 1-0 per i senzatetto. Oggi la A.S.C. Nuova Multietnica è una realtà consolidata sul territorio lombardo e internazionale, in grado di coinvolgere numerose comunità straniere. La squadra si è classificata campione del Mondo del 2004 e 2005 per l'Italia al torneo The Homeless WorldCup, una doppia vittoria per chiunque lotti per la casa, il lavoro e il permesso di soggiorno. Bogdan è ancora precario ma l'assunzione è alle porte. In attesa della prossima coppa che si giocherà a settembre a Città del Capo, anche la sua compagna Karin gioca nella neonata squadra di immigrate (la partita si è svolta ieri a Pioltello). «Quel che adesso serve - sospira Bogdan - è uno sponsor come si deve».