La Bohème di Puccini a Gardone

Valeria Pedemonte

Nevicherà e sarà inverno questa sera d'agosto nel Teatro del Vittoriale com'è giusto, poiché va in scena La Bohème di Giacomo Puccini: una delle opere più amate dal pubblico. Paolo Sanguinetti sarà Mimì con: Claudio Corradi (Rodolfo), Mauro Bonfanti (Marcello), Luca Gallo (Colline) e Mara Lanfranchi come Musetta, per la regia di Beppe de Tommasi. Sul podio c'è il Maestro Daniele Agiman.
Attesi dai turisti, ma non solo, gli spettacoli che si svolgono nel Teatro del Vittoriale di Gardone, si sono affermati per la bellezza del posto e la varietà della programmazione. Questo luogo di spettacolo all'aperto fu, a suo tempo, immaginato da Gabriele D'Annunzio che lo chiamò «il Parlaggio». Il Poeta lo fantasticò a lungo, ma non lo vide mai realizzato.
Il Teatro venne progettato dall'architetto Gian Carlo Maroni. Fu un impegno che lo coinvolse appieno e che lo portò a Pompei per visionare la scenografia del teatro greco, volendone riproporre al Vittoriale di Gardone la struttura in forma grandiosa.
Le prime operazioni di sterramento e di innalzamento dei ponteggi per le gradinate, nonché la platea, iniziarono nel 1934, ma ben presto vennero interrotte e furono il fratello, Italo Maroni e l'ingegnere Mario Moretti che, nel 1952, ripresero i lavori per rendere il teatro agibile. Non riuscirono però neanche loro a portare il progetto al compimento definitivo. Le grandiose idee iniziali erano state abbandonate e venne da loro creata una linea retta dell'orizzonte cosicché l'incontro tra lago e cielo sarebbe stato ammorbidito dall'inserimento della scena volutamente semicircolare.
Oggi, la struttura che D'Annunzio tanto aveva desiderato per rappresentarvi le sue opere, può contenere millecinquecento spettatori, di cui cinquecento in platea e mille in gradinata. Il palcoscenico è lungo ventinove metri e largo venti.
D'Annunzio aveva chiamato «il Parlaggio» questo teatro, poiché - sosteneva - «il palcoscenico è un modo per comunicare con l'essenza della folla; perché il Poeta altro non è che chi intende e comunica con l'animo della moltitudine...».
Il Teatro, però, non venne inaugurato da una sua opera nell'agosto del 1953, bensì dall'Orchestra della Scala diretta da Carlo Maria Giulini e venne - allora - definito «un miracolo di acustica».
Si apriva in questo modo una lunga serie di manifestazioni che fanno confluire sul palcoscenico del Teatro all'aperto, opere liriche, concerti, recital balletti, testi drammatici classici e moderni.
Attualmente il cartellone estivo del Teatro viene compilato da un addetto all'amministrazione che, raccolte le proposte provenienti da produttori o compagnie, le sottopone al vaglio del presidente della Fondazione, il quale decide quali eventi inserire nel programma. Non essendoci un direttore artistico e dovendo contare prevalentemente sull'autofinanziamento, le scelte non si orientano su spettacoli sperimentali, ma su manifestazioni collaudate, dirette ad un pubblico principalmente vacanziero.