Il boia è già al lavoro in Iran: in un giorno 13 impiccagioni

Teheran. L’Iran, uno dei Paesi con il più alto numero di esecuzioni capitali, che si è opposto duramente alla recente moratoria approvata dall’Onu, apre il 2008 con 13 impiccagioni, delle quali tre sulla pubblica piazza. Le esecuzioni sono avvenute tutte ieri all’alba: otto nel solo carcere di Evin a Teheran, tre a Qom, in pubblico, e due a Zahedan, nel sud-est del Paese. Gli otto impiccati a Teheran erano stati tutti condannati per omicidio. Tra di loro una donna, Raheleh, di 27 anni, madre di due bambini, riconosciuta colpevole di avere ucciso con un colpo di spranga il marito durante una lite dopo averlo sorpreso in casa con la sua amante, nella primavera del 2005. Successivamente ne aveva fatto a pezzi il cadavere. La magistratura aveva concesso a Raheleh un rinvio dell’esecuzione, che inizialmente era stata programmata per il 19 dicembre scorso, per dare tempo eventualmente ai familiari del marito di concederle il perdono. Ma il perdono non è arrivato.