Boitano «sfida» i parlamentari: «Basta cene o si ribella la base»

C’è chi la cena proprio non la riesce a digerire. È Giovanni Boitano, coordinatore provinciale di Forza Italia a Genova che gli appuntamenti in trattoria dei parlamentari pidiellini proprio non riesci a buttarli giù. Non tanto perché deputati e senatori si trovino in un ristorante della Capitale per parlare di Liguria ma perché sede e ruolo non sono idonee per assumere delle decisioni.
Boitano deputati e senatori hanno chiuso il cerchio, sono tutti a favore degli incontri in trattoria. Lei rimane quasi isolato?
«Forse non hanno capito che rischiano loro di rimanere isolati perché la base non sta chiedendo che le scelte per la Liguria ci arrivino da Roma ma che si facciano delle serie riflessioni sul territorio per poi andare in parlamento a discuterle. Stiamo confondendo i ruoli».
Lei critica anche il risultato elettorale?
«Assolutamente no. Al contrario, nel coordinamento provinciale di qualche giorno fa abbiamo sottolineato come, grazie al contributo di tutti, si sia arrivato ad un risultato straordinario per la nostra regione ed in particolare per il levante genovese. Rimangono perplessità per Genova città e la sua cintura di ponente».
Per questo insiste sul fatto che si debba lavorare dal basso e non seguendo le scelte dei parlamentari?
«Esatto. Questo dibattito è partito sulla notizia della cena, ma sarebbe comunque iniziato anche con altri spunti. Stiamo costruendo una nuova realtà politica, non roviniamo questa opportunità».
Da dove partire, dunque?
«Da tutti quei militanti che, già in pieno inverno, erano insieme a noi a raccogliere le firme ai gazebo. Questa gente non la possiamo chiamare in causa solo quando ci sono da combattere delle battaglie e poi lasciarle fuori dalle decisioni. Per questo contesto il metodo che ci siano parlamentari che si vedono per decidere delle strategie da Roma».
Però la nascita del Pdl è in divenire. Come si può fare, in questo momento, perché il gruppo unico in Camera e Senato possa essere supportato da un’unica linea se poi esistono due o più partiti organizzati sul territorio?
«Intanto ci auguriamo che il Popolo della libertà nasca entro un anno così come ci ha detto il nostro coordinatore Verdini. Poi si possono creare dei comitati unificati e mettersi intorno allo stesso tavolo da subito».
L’importante è che non sia il tavolo del ristorante.
«Legga lo statuto di Forza Italia e mi dica se trova scritto da qualche parte che le scelte politiche si possono fare in quella sede e con questa logica. E il partito? E la base? Guardi che tutti i militanti la pensano come me. E questo in molti non lo hanno capito».
Che fermento, roba mai vista da queste parti.
«C’è bisogno di dibattiti interni, di confronto. C’è il rischio di far naufragare un progetto ancora prima di dargli vita».