Boldi e De Sica felici: «Il nostro miglior film Si ride senza sosta»

De Laurentiis: «Confezioniamo pellicole per famiglie, ma lo zoccolo duro sono i giovanissimi»

Michele Anselmi

da Roma

Boldi è sempre Boldi. Ti complimenti per l’elegante accoppiata doppiopetto rigato e maglioncino beige a collo alto, e lui spara lì, col solito ghigno: «Di questi tempi meglio non essere troppo gessati. Si finisce in galera. Hai visto cos’è successo al mio amico Fiorani?». Dice proprio «amico», rievocando una serie di spot per la Popolare di Lodi. Come sanno anche i sassi, Natale a Miami - almeno per i prossimi quattro anni - è l’ultimo film nel quale lo vedremo insieme a Christian De Sica. Il divorzio, ormai metabolizzato attraverso cento interviste, incombe senza traumi sull’incontro pilotato da Aurelio De Laurentiis a due giorni dall'uscita nelle sale, in settecento copie, del nuovo cine-panettone. Definizione che proprio non va giù a Boldi, mentre il produttore non disdegna: «Non è dispregiativa, è collocativa!». A Natale 2006 il comico milanese sfiderà i suoi ex compagni con un film, targato Medusa, da girare con Vincenzo Salemme; ma De Sica non resterà solo, già si parla di una possibile coppia con Carlo Verdone o Massimo Ghini, rimpolpata da illustri presenze, forse Eddie Murphy o Richard Gere.
Non avendo potuto vedere il film (De Laurentiis è scaramantico, niente anteprime per i critici), la prima cosa che balza agli occhi è il manifesto: dove appaiono, accanto ai due mattatori e alla sventolona Vanessa Hessler, i ventenni Francesco Mandelli, Giuseppe Sanfelice e Paolo Ruffini. Il primo e il terzo vengono da Mtv. Operazione strategica, nata dall’esigenza di riconquistare un po’ di quei ragazzi che l’anno scorso disertarono il pur fortunato Christmas in love. Teorizza De Laurentiis: «Noi confezioniamo film per famiglia a 360 gradi. Ma non c’è dubbio che lo zoccolo duro è fornito dai giovanissimi. Nel 2005 abbiamo esagerato un po’ sul versante degli adulti, stavolta ci siamo riappropriati della nostra tradizione». Così, al ritmo di Love generation, il tormentone estivo di Bob Sinclair, seguiremo i tre ventenni a Miami per una vacanza natalizia che si rivelerà fitta di disavventure: tra serial-killer, campioni di wrestling, travestiti negri, poppute fanciulle e incontri imbarazzanti.
Una ventina di minuti: tanto stanno insieme, sullo schermo, Boldi e De Sica, l’uno milanese, l’altro romano, entrambi mollati dalle rispettive mogli. E ne succederanno di tutti i colori. Si narra anche di testicoli in frigo scambiati per polpette e avidamente mangiati (i due finiscono nella tana di un sadico assassino). Ma il regista Neri Parenti sdrammatizza: «Sono cose buffe, in stile Scary Movie. A volgarità siamo messi benissimo. Interpretate voi se ci sono o non ci sono».
È un fatto che i due comici «separandi» non finirebbero mai di elogiare il film, appena visto in una serata generosamente offerta ai tifosi del Napoli dal presidente De Laurentiis. «È forte, fortissimo, il migliore degli ultimi dieci anni» gongola De Sica. «Si ride dall’inizio alla fine» conferma Boldi. Vero o no, è un fatto che i due hanno resistito insieme per più di vent’anni, superando per longevità artistica Bud Spencer & Terence Hill. «Sono la vitamina A, l’Omega 3, gli antiossidanti del cinema popolare» assicura De Laurentiis. Per il quale, però, «è importante che non cambi la produzione», perché «sta lì il vero marchio di garanzia». Insomma, chi vuole vada pure altrove a cercare stimoli e idee, noi sapremo rinnovarci.
Essendo in partenza, Boldi non reagisce più di tanto. «Considero Christian un fratello e ringrazio De Laurentiis, al quale sono rimasto legato in esclusiva per quindici anni. La verità? Dopo la morte della mia cara moglie, sto cercando una seconda carriera. So che i fan sono delusi, ma certe scadenze vanno rispettate. Succede anche per il latte: dopo un po’ non puoi più berlo, potrebbe farti male». Alé.
Già lunedì sapremo se Natale a Miami sarà riuscito a imporsi sui temibili Ti amo in tutte le lingue del mondo e King Kong. La contesa è dura. Ma De Laurentiis sembra fiducioso. «Paura non ne ho. Più gente va al cinema, meglio è. Anzi, mi auguro che sia una staffetta straordinaria da un film all’altro. Non facciamo guerre, è una festa che onoriamo con il nostro family movie politicamente correct-uncorrect». Credergli?