Boldi: "I critici mi davano per finito È il film giusto, facciamo pace"

Matrimonio alle Bahamas svetta nel botteghino. La spinta dei giovani: "Dovevamo uscire a Natale, ma c'era Pieraccioni. Gli incassi arrivano dai ragazzini, tornano a vedere il film due volte"

Roma - Strilla il titolo di Dagospia: «Boldi anticipa De Sica e fa Natale». In effetti, è andata così. Nel suo primo week-end Matrimonio alle Bahamas ha incassato a sorpresa 3 milioni di euro, ai quali vanno aggiunti altri 400mila, perché Cinetel non censisce tutte le copie in circolazione, circa 530. Naturalmente alla Medusa hanno stappato lo spumante ieri mattina: se la commedia di Boldi & Co. troneggia al primo posto, con percentuali da cinepanettone, al secondo resiste Come tu mi vuoi, altro titolo della casa. Solo terzo il vichingo Beowulf, con Angelina Jolie sexy-strega pin-up ridisegnata al computer.

Allora, Boldi, se l'aspettava di battere un filmone hollywoodiano?
«Mi attendevo un buon risultato. Queste però sono cifre natalizie, paragonabili a Shrek e a I pirati dei Caraibi. Qualcuno mi dava per finito senza Christian, anche lei caro Anselmi, quel suo articolo sul Giornale, cattivello, mi aveva proprio stranito. Vabbé, facciamo pace, non voglio parlare di rivincita. Stavolta tutto ha funzionato bene. Evidentemente il pubblico aveva voglia di una commedia così, un po' in stile Poveri ma belli: pulita, sana, non volgare, curata, con buoni sentimenti e una storia onesta».

De Laurentiis e De Sica hanno telefonato?
«Ancora no, magari lo faranno nei prossimi giorni. Ma va bene lo stesso. Il film vola nelle sale, sto girando la terza serie di Un ciclone in famiglia, il pubblico è contento, con Medusa stiamo già pensando al prossimo progetto, mi sento in forma a 62 anni. Che cosa posso volere di più?».

Il plauso dei critici?
«Ma ce l'ho. Kezich è un mio estimatore da anni, scrive sempre cose carine, così come Fofi. Solo Porro è così ostico, mi dà sempre 4. In ogni caso, oggi ho solo voglia di festeggiare. A due anni dal mio divorzio dalla Filmauro, sono finalmente riuscito a fare il film che volevo. Con Olé qualcosa non andò per il verso giusto. Non parlo di Salemme, lui è bravissimo. Forse era la storia, non so... Su Matrimonio alle Bahamas invece ho potuto mettere il mio intelletto, al 100 per cento».

Sia sincero: dove scattano le risate più fragorose?
«Fanno molto ridere le battute in romanesco di Enzo Salvi, “er Cipolla”, specie il finale, quando con la fidanzata rimorchia a remi il mega-yacht appena rubato. Un'idea mia, fatta al computer. Piacciono gli sfondoni verbali di Anna Maria Barbera, donna un po' complicata sul set, ma che rende molto. Anche le spacconate di Biagio Izzo, un attore molto cresciuto negli anni».

E lei? Non faccia il modesto.
«Be', la sala esplode nella scena in cui spio mia figlia, Lucrezia Piaggio, mentre fa l'amore col fidanzato. Soffrendo dico in milanese, da dietro la porta: “Me la ciula, me la ciula, è la mia bambina, sono rovinato!”. A proposito di Lucrezia. Per quel ruolo volevo Cristiana Capotondi, ma lei stava girando un altro film. Alla fine meglio così: Lucrezia è una scoperta, farà strada».

Se il film regge alla distanza quanto potrebbe incassare? Spari una cifra: 10-15?
«Dipende dalla tenitura. Se arriva a 15, la invito a cena dove vuole. Con l'esperienza ho imparato una cosa: i grandi incassi sono fatti dai ragazzini che vedono il film anche due o tre volte. Natale sul Nilo raggiunse così 36 milioni di euro. Per questo ho ripreso per intero il cast, inclusi i Fichi d'India... meno De Sica».

È vero che Matrimonio alle Bahamas doveva uscire a Natale?
«Sì, anche l'ambientazione è quella. Poi, d'accordo con Medusa, abbiamo deciso per novembre. A Natale esce il nuovo Pieraccioni, inutile pestarsi i piedi. Diciamo che abbiamo anticipato Santa Claus di un mese».

Per il 2008, però, Natale assicurato.
«Stiamo sviluppando quattro idee. Non so dire ancora su quale punteremo. Di sicuro sarà una commedia molto divertente. Le macchiette mi hanno stufato, preferisco dedicarmi a personaggi più rifiniti, inediti. Ma soprattutto sogno una cosa: che i giornalisti non mi facciano più domande su De Sica, non ne posso più».