Boldi: «Volevo un film pulito con De Sica soffrivo troppo»

Il popolare attore si sfoga alla presentazione di «Olé» in cui è affiancato da Salemme e Daryl Hannah

Cinzia Romani

da Roma

Scopa nuova, scopa bene: Olé. Manda a dire così il film natalizio dei Vanzina (da venerdì nelle sale), che puntano il tutto per tutto del loro mestiere su un Massimo Boldi, libero di dire la sua. Emancipato dallo storico duo con il partner di risata Christian De Sica; non più soggetto alla regola parolacciara dei vari Natali in India, sul Nilo, a Miami e via ambientando, come durante il sodalizio col gruppo di De Laurentiis, il comico lombardo sta bene in coppia con Vincenzo Salemme, che gli fornisce una sapiente replica napoletana. «Quest’anno inizia la mia nuova carriera. Dopo ventidue anni con De Laurentiis, dico grazie ai fratelli Vanzina, che m’hanno dato voglia di lavorare, senza dover lottare sulla sceneggiatura e sulle battute», attacca il protagonista, qui nel ruolo del timido professor Archimede, insegnante di matematica amante dei gatti, da lui fotografati pure in trasferta. Nonostante la bonomia del personaggio, al quale si contrappone quello più malizioso di Salemme, ovvero Sasà Rondinella, prof di lettere sciupafemmine (non foss’altro perché più magro e più giovane del collega), Massimo Boldi fa fuoco. E spara: «Oggi la vita è cara e si devono dare garanzie: c’è una lotta tra i film di Natale. Ero stanco di lavorare con troppe menti, con gente che mischia le carte in tavola». Il riferimento al team della Filmauro viene sottolineato da una dichiarazione d’intenti decisamente imbronciata: «Con De Sica, alla fine, s’era formata una compagnia teatrale: sempre la stessa storia, con un contorno di personaggi minori e di battute imbarazzanti. Soffrivo, ripetendo le stesse cose di anno in anno. Ridere, ridere, ridere. Ma come? Volevo una storia pulita, chiara». Allora, Olé, piccolo kolossal comico che inizia con una gita scolastica e, tra Valencia e Ibiza, Toledo e Madrid, finisce con un valzer di sentimenti, fa proprio al caso di Boldi, che ha apprezzato lo stile vanziniano lineare, già dalla miniserie tivù Un ciclone in famiglia.
Certo, la scolaresca dei gitanti liceali, alla ribalta tra videofonini e carte prepagate, giochi elettronici e playstation (un’orgia di marchi da reclamizzare: per gli esperti del mercato è product placement), appare lontana anni luce dai truci branchi adolescenziali, oggi fotografati dalla cronaca. Ma proprio questi ragazzini ingenui, che stravedono per le curve della sexy manicure (la ragazza-calendario sarda Francesca Lodo, alla sua prima prova cinematografica) in compagnia d’un simpatico papà burino (Enzo Salvi, nell’usuale ruolo stracafonal), profumano di saponetta d’altri tempi. A proposito di tempi, si nota una coincidenza fatale tra l’attuale scandalo delle foto vendute ai vip, sotto ricatto, e la situazione in cui, qui, si trova la star spagnola Ana Montez (una Natalia Estrada poco riconoscibile, dopo i ritocchi estetici). Questa, infatti, ha una relazione clandestina con un politico ammogliato (il che ritorna pure in Commediasexi) e, guarda caso, l’imbranato Archimede, con la scusa di rincorrere i mici, li fotograferà nudi. «Il mio personaggio va su tutte le furie, accorgendosi che, con le sue foto, si sono arricchiti tutti, tranne lei», commenta la Estrada, iberizzata come nel Ciclone di Pieraccioni, che la lanciò.
Al tocco internazionale (Olé uscirà anche in Spagna) provvede, comunque, l’americana Daryl Hannah, nei panni della prof di ginnastica Usa, una vedova che, tra equivoci e gags, impalmerà il goffo collega di matematica, clone del suo povero Jack. «Il giorno in cui l’aspettavo sul set, accendo la tivù e vedo che l’hanno arrestata, per essere salita su un albero!», racconta Carlo Vanzina dell’attrice ecologista, inserita dopo le scoraggianti richieste economiche di Sharon Stone. La nota più divertente? Una promessa, fatta al regista dal suo amico fornaio sotto casa: «Dottò, quest’anno me li vojo vedè tutt’e due, i film sua». Grande è la confusione da cinepanettone.