Bolivia addio: Morales rivuole quel 50 per cento in Entel

La Paz intende statalizzare la compagnia telefonica

da Roma

Entro il 1º maggio il governo boliviano intende concludere i negoziati con Telecom Italia per riappropriarsi di Entel, la più importante compagnia di telecomunicazioni del Paese latino-americano, privatizzata a metà degli anni Novanta. L’inziativa del presidente della Bolivia, Evo Morales, s’inquadra perfettamente nella politica di ostilità al modello neoliberista condotta dal primo leader «indigeno» del Paese sudamericano, amico e alleato del presidente venezuelano Hugo Chavez.
Come Chavez, anche Morales persegue il rafforzamento del ruolo statale in economia. Dopo aver rinazionalizzato le campagne di sfruttamento del gas - principale risorse di un Paese molto povero -, le ferrovie e la compagnia aerea Lloyd boliviano, il presidente boliviano intende riappropriarsi dei telefoni e della rete di telecomunicazioni del Paese.
Obiettivo obbligato del presidente campesino è, ovviamente, la Entel. Società controllata da Telecom Italia, gestisce l’80% della telefonia fissa, il 70% della telefonia cellulare e il 90% dei servizi Internet. Un decreto presidenziale concede un termine di 30 giorni per negoziare il ritorno di Entel nelle mani dello Stato. La compagnia telefonica era stata privatizzata nel 1995 dal precedente capo dello Stato, Gonzalo Sanchez de Lozada.
Nel comunicato emesso il 3 aprile, il governo della Bolivia ha sostenuto che la richiesta di rinazionalizzazione è giustificata da «irregolarità amministrative» che sarebbero state commesse da Entel. Una dichiarazione che ha sorpreso l’azienda, la quale ha replicato sostenendo che «tutte le operazioni della compagnia sono state portate avanti nel pieno rispetto della legge». Gli uffici fiscali hanno emesso un comunicato secondo il quale Entel è debitrice di 25 milioni di dollari nei confronti del fisco boliviano. Inoltre, il ministro dei Lavori pubblici, Jerjes Mercado, ha accusato Entel di aver investito soltanto 144 milioni di dollari nella modernizzazione della rete di telecomunicazioni del Paese, dopo aver promesso investimenti per 600 milioni di dollari.
È evidente che si tratta di schermaglie per giungere a un accordo economico per una cessione che appare, nei fatti, obbligata. Telecom Italia possiede il 50% di Entel. Le altre quote sono così suddivise: il 47% è posseduto da due fondi pensione privati, che in realtà rappresentano lo Stato boliviano e il restante 3% è nelle mani dei dipendenti del gruppo. Secondo l’agenzia Reuters, lo scorso gennaio un ministro del governo boliviano avrebbe quantificato in 170 milioni di dollari la richiesta di Telecom Italia per la cessione del suo pacchetto di controllo. «Coopereremo con il governo», ha assicurato Entel.