Bolivia, Morales bastona i disabili

Il capo dello Stato parla di golpe e sceglie la linea dura contro i
rappresentanti delle province autonomiste. Scontri e otto morti nel Paese. Interrotta con la forza una manifestazione di portatori d’handicap. <strong><a href="/a.pic1?ID=289856">Morales, il &quot;cocalero&quot; che piace alla sinistra italiana</a></strong>

In Bolivia ieri è stata una giornata di violenza, l’ennesima di una difficile estate per il presidente Evo Morales, che da settimane lotta con l’opposizione conservatrice dei governi regionali più ricchi del Paese autori, secondo lui, di un «golpe civico». E il leader accusa gli Stati Uniti d’essere all’origine dei disordini.

Negli scontri otto persone sono morte nell’est del Paese, 36 i feriti. E il clima di sangue e tensioni è ormai endemico: qualche giorno fa, nella provincia di Santa Cruz, nell’ambito di scioperi e manifestazioni dell’opposizione, spesso degenerati in violenze, sono scese in strada a protestare per la creazione di un fondo a loro favore (votato poi dal Congresso) anche alcune associazioni di disabili. Assieme a gruppi di giovani militanti radicali di destra, alcuni dei quali hanno tentato di occupare una stazione di polizia.

Sono iniziati scontri, le forze dell’ordine hanno lanciato contro i manifestanti lacrimogeni e caricato con bastoni, come mostrano le immagini tv, e molti disabili sono rimasti feriti. L’evento, secondo quanto riferito dall’agenzia Reuters, ha attirato su Morales le proteste dell’opposizione, mentre il governo ha accusato i militanti di destra di essersi mescolati volutamente a una protesta di persone portatrici di handicap.

L’instabilità interna ha portato anche a una crisi diplomatica. La decisione di espellere l’ambasciatore americano, presa poche ore fa da Morales, aumenta le distanze tra La Paz e Washington, le cui relazioni sono tese da anni. Con l’espulsione, La Paz si allontana dagli Stati Uniti rafforzando invece i legami con i regimi più ostili a Washington: il Venezuela di Hugo Chávez e l’Iran di Mahmoud Ahmadinejad. «Senza timore di nessuno, senza timore dell’impero, di fronte al popolo boliviano dichiaro il signor Philip Goldberg, ambasciatore degli Stati Uniti, persona non gradita», ha detto il presidente. Gli Usa hanno subito ricambiato espllendo il rappresentante boliviano. La mossa di Morales arriva nel mezzo della crisi che oppone il governo centrale e cinque regioni che rivendicano l’autonomia e chiedono una maggior divisione delle rendite del gas naturale. Morales accusa l’ambasciatore americano di fomentare le divisioni appoggiando l’opposizione e finanziando gruppi violenti.

I governi autonomisti delle 5 province accusano il presidente di essere autoritario e di volere uno Stato socialista. Morales cerca di varare una nuova Costituzione a beneficio del suo elettorato principale, gli indios più poveri che vivono sugli altipiani e si contrappongono alla popolazione delle province della pianura, produttrice di gas.

Il mese scorso, un referendum confermativo per mettere fine alla crisi ha riportato al potere sia Morales sia quattro dei cinque governatori, riaprendo lo stallo sulla nuova Costituzione, che, scrive il Wall Street Journal, ridefinirebbe la proprietà privata, garantirebbe diritti basati sull’appartenenza etnica, accentrerebbe il potere economico nelle mani della presidenza.