La bolla mediatica che imprigiona l’Italia del gossip

«Il trionfo dell’apparenza» di Pino Aprile spazia dal Risorgimento alla coppia Al Bano-Lecciso

Il Terzo Millennio è nato all’insegna della Bolla, ossia d’una sopravvalutazione finanziaria d’aziende dalla breve e tumultuosa vita, e d’una sopravvalutazione sociale di eventi e personaggi futili, inconsistenti, effimeri. Una sorta d’inflazione del vuoto. Questo è almeno il parere di Pino Aprile che proprio alla Bolla e alle sue proliferazioni ha dedicato un libro Il trionfo dell’apparenza (Piemme, pagg. 287, euro 15,50).
Aprile sa di che cosa parla. È stato direttore di Gente e vicedirettore di Oggi, e porta in queste sue riflessioni pungenti i frutti d’una esperienza maturata sul campo. Proprio l’esperienza l’induce a essere molto critico nei confronti dei politici e della politica. A Berlusconi riconosce il merito (o il demerito) d’aver fondato un partito che, pur non essendo di plastica come da molti affermato, aderiva del tutto alla concezione della Bolla: «lo strumento adeguato alla leggerezza politica d’una stagione stanca di contorcimenti ideologici».
Non condivido tutte le posizioni di Aprile, e da alcune risolutamente dissento. Fine e colto com’è, mi pare che dia eccessivo avallo alla tesi revisionista secondo cui il Meridione d’Italia, prospero e acculturato, fu vittima d’una feroce repressione e d’un brutale saccheggio dei piemontesi. Quell’«occupazione» tarpò le ali allo splendido sviluppo del Sud. A questa favola d’un Meridione il cui degrado deriva dal Risorgimento oppongo sempre - e la oppongo anche a Pino Aprile - una considerazione. In un breve volgere d’anni furono sradicati dalla Penisola due domini, quello austriaco nel Lombardo-Veneto e quello borbonico nel Sud. È unanimemente riconosciuto che determinate doti di civismo, correttezza amministrativa, efficienza nella gestione della cosa pubblica riscontrabili proprio nel Lombardo-Veneto sono in buona parte un retaggio lasciatoci dall’Austria. Quale retaggio, se non i cumuli d’immondizia del Napoletano, ha lasciato il regno dei Borboni? Lo scrivo senza dimenticare le soperchierie piemontesi e la retorica nauseante che ha avvolto il Risorgimento e i suoi protagonisti: ma anche senza dimenticare quale conquista sia stata l’Unità.
Il libro è interessante in tutte le sue sfaccettature. Interessantissimo l’ho trovato là dove Aprile svela i retroscena della Bolla, confessando senza infingimenti d’avere contribuito a formarla. Smaschera il gossip, e nello stesso tempo lo giustifica. Porta una testimonianza di primissima mano, ad esempio, sul nascere e deflagrare di quel simbolo del trash - immondizia mediatica prediletta da milioni d’italiani - che fu l’affaire Al Bano-Lecciso. Con questa coppia Aprile ha avuto una intensa frequentazione professionale divenuta anche una non professionale amicizia. Apprendiamo da lui, una volta di più, quanto sia ipocrita la cosiddetta «gente» nella sua ostentata richiesta d’una stampa e d’una televisione liberate dalla schiavitù del «defilippismo» (che è in realtà quanto la mitica «gente» vuole); apprendiamo inoltre che sotto i lustrini, le enfatizzazioni, le pacchianate e le smancerie di un Al Bano e di una Loredana Lecciso c’erano sentimenti autentici.
La Lecciso era vituperata ma faceva cassetta. «Nella storia minima dei periodici popolari - cito da Il trionfo dell’apparenza - lei resta l’unica donna ad avere collezionato quattro copertine di seguito, più che Sophia Loren, Marilyn Monroe, Carolina di Monaco, Lady Di. La schizofrenia era in questo: più copie si vendevano quando si raccontava qualcosa di nuovo della tormentata coppia di Cellino San Marco, più lettere arrivavano da lettori infastiditi o proprio inferociti che protestavano: ora basta!». Gridavano di non poterne più di quella storiaccia, ma ne erano avidissimi. Al Bano poi aveva guai anche da Romina Power che con cause e richieste «gli stava prosciugando la cassa oltre l’immaginabile».
Qualche volta non c’è solo apparenza, in questi drammi. O c’è la spettacolarizzazione del dramma vero, piccolo o grande che sia, così da ridurlo ad apparenza.