Bolla di sapone sul Quirinale

Mille volte Berlusconi ha raccontato come e perché l’attuale legge elettorale è stata «ritoccata» per volontà del Quirinale. E altre mille volte ha snocciolato con tanto di elenco in punta di dita «tutte le istituzioni in mano alla sinistra». Così anche ieri, durante un forum al quotidiano Il Tempo. Con tanto di lungo panegirico sui poteri del premier che ha «soltanto l’autorità di formulare l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri». Insomma, «non può dimissionare un ministro» e «non può approvare nulla che non debba passare sotto le forche caudine di un capo dello Stato che sta dall’altra parte». «Mi ricordo - aggiunge - il rapporto con Ciampi: le guerre che si facevano per far passare un decreto legge perché non c’era nulla che sembrasse urgente».
Apriti cielo. Perché nonostante molti dei presenti abbiano avuto la netta sensazione di assistere al consueto intervento da campagna elettorale - da giorni ripetuti in fotocopia sia da Berlusconi che da Veltroni, ormai costretti a due o tre comizi al giorno - la querelle che segue è violentissima. Un po’ perché alcune agenzie di stampa lasciano intendere che il Cavaliere ce l’ha con l’attuale inquilino del Quirinale, un po’ perché il boccone è troppo ghiotto per non gonfiare l’ennesimo ballon d’essai. Così, nonostante l’ex premier chiarisca ancor prima di lasciare la sede de Il Tempo («stimo e rispetto Napolitano, mi riferivo a Ciampi»), sul Colle la miccia è ormai innescata. E poco dopo un comunicato del Quirinale definisce «grave» che gli si possano «attribuire pregiudizi ostili». La frittata è fatta, con il centrosinistra che cavalca la polemica in compagnia dell’Udc. Tutti sdegnati per «lo scarso rispetto delle istituzioni» del Cavaliere. Ci sarebbe da chiedergli dove erano negli ultimi mesi, quando - a volte quasi fosse una nenia - Berlusconi elencava «tutte le istituzioni in mano al centrosinistra» (concetto peraltro ribadito pure ieri sera durante la tribuna elettorale sulla Rai), raccontava come «neanche Gianni Letta riuscì a far recedere» il Quirinale sulla riforma elettorale e ricordava quanto fosse stato «faticoso» il rapporto col Colle nei suoi cinque anni a Palazzo Chigi.
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