Bollani e la Gamberini: il jazz parla italiano

Il pianista e la cantante star dell’appuntamento con la buona musica

da Orvieto

Pubblico foltissimo, alla quattordicesima edizione dell’Umbria Jazz invernale: certo più numeroso che nelle edizioni precedenti. Non pochi spettatori sono rimasti fuori dai teatri e dalle sale dove si svolgevano i concerti più ghiotti. La qual cosa dà ragione a chi sostiene che, almeno nel festival invernale (a differenza di quello estivo), non è necessario ricorrere ad eventi mediatici o a musicisti che facciano arricciare il sopracciglio non soltanto ai puristi - una categoria pressoché scomparsa - ma pure a chi tenga in onore la buona musica di ieri e di oggi, senza aggettivi.
L’esito artistico è nel complesso buono, malgrado l’incredibile insistenza su musicisti già sentiti fin troppo. In ordine di apparizione c’è la voce di Roberta Gambarini, confermata dopo le pregevoli performance dell’estate scorsa. Ma questa volta Roberta non è una comprimaria, quantunque importante, del gruppo del pianista Hank Jones: ha un quartetto suo nel quale spicca il pianista Gerald Clayton (rivelazione del festival: lo si è ammirato anche nel discusso quintetto del trombettista Roy Hargrove dove è sembrato meno a suo agio). La cantante torinese adesso ha delle nomination a premi prestigiosi, dopo l’affermazione alla Monk Competition. È avviata dunque a nuovi traguardi eccellenti che nel nostro Paese non avrebbe avuti.
Anche lo straordinario trombettista Lou Soloff si fa apprezzare con un suo quartetto anziché come componente di una grande orchestra (Gil Evans, Carla Bley). Propone musica raffinata e intensa e come solista non sbaglia mai una nota - è una delle ragioni della sua fama - e offre vive emozioni. Agli amici spiega che suole cambiare l’imboccatura dello strumento quando sa che deve uscire in solo, per ottenere un suono più efficace. Con lui dialoga il vibrafonista Joe Locke che molti ricordano proprio a Orvieto, nei primi giorni del 2000, in un insolito duo con il pianista Cecil Taylor.
Una troupe multimediale guidata da Gerardo Jacoucci pianoforte, Stefano Cantarano contrabbasso e dagli interventi visivi di Massimo Achilli commemora con musica e immagini la figura ciclopica di Lennie Tristano. Jacoucci gli dedica per un’ora la sua Suite for Lennie, non facile al primo ascolto ma assai brillante. Si spera che molti abbiano approfittato delle tre repliche. Alcuni fra i migliori musicisti italiani (Renato Sellani, Danilo Rea, Enzo Pietropaoli, Giovanni Tommaso, Daniele Scannapieco, Roberto Gatto e Massimo Manzi) hanno celebrato con la musica, o meglio hanno fatto rivivere l’indimenticabile Sauro Peducci, scomparso improvvisamente e prematuramente nello scorso maggio. Era uno dei fondatori di Umbria Jazz, di cui impersonava il volto affabile e gentile, proprio di un uomo che sapeva essere amico di tutti e che oggi riesce a commuovere profondamente anche chi di lui può soltanto scrivere.
Le note finali spettano al pianista Stefano Bollani. Dopo il successo del suo cd per Ecm, crediamo che egli abbia trovato nel pianoforte solo la sua giusta dimensione. Deve tuttavia tenere a bada la tentazione del tecnicismo: glielo diciamo proprio perché di lui abbiamo la massima stima.