Bollani e Pieranunzi le star nel superfestival di Roccella

Una grande rassegna con Sclavis, il duo Rea-Pietropaoli, Girotto e Greaves ha riempito Anfiteatro e Auditorium

Franco Fayenz

da Roccella Jonica

Fra le cose bellissime che ha offerto Roccella Jazz per il suo venticinquesimo anniversario (tante, in qualche caso perfino troppe) ce n’è una che sembra l’emblema del festival com’è oggi, dopo un quarto di secolo di crescita in quantità e qualità; e soprattutto di ciò che sarà nel prossimo futuro. Come ogni anno, l’edizione 2005 ha un titolo indicativo: Le Mille e una Not(t)e, cioè «favole, fantasie, frottole e follie». E le Mille e una notte, cioè le favole di Sheherazade nell’adattamento del testo di Vincenzo Sicchio, ci sono state per davvero, in uno spettacolo stupendo di musica e teatro.
Paolo Damiani ha scritto la musica (il jazz), eseguendola al violoncello con Javier Girotto ai sassofoni e ai flauti, Danilo Rea al pianoforte, Bebo Ferra alla chitarra, e citando opportunamente, qua e là, i temi del poema coreografico Shéhérazade 1 Nicolai Rimskij-Korsakov. I racconti di Sheherazade, donna colta e affascinante, che possiede il potere della parola e incanta «con i suoi racconti, l’intelligenza e la bellezza», per cui «il re che ha il potere di uccidere la salva e si salva» sono stati affidati alla meravigliosa Lella Costa e ad Arnoldo Foà, al quale l’età e un raffreddore non hanno impedito di far apprezzare il timbro e il calore della sua celebre voce.
Lo spettacolo, lungo e non facile, ha interessato oltre ogni previsione le migliaia di spettatori dell’Anfiteatro, commossi dalle fiabe immortali ambientate a Bagdad e a Bassòra che adesso conosciamo soltanto per le cronache di guerra, ed è stato salutato da ovazioni da stadio. Ecco, questa è Roccella Jazz, oggi: una manifestazione che ha osato proporre grande musica e produzioni originali, dal 1981 in poi, in un luogo dove prima non c’era nulla di simile. E che nel 2005 è uno dei festival più aperti e quotati in campo internazionale, e può progettare la dilatazione della propria attività anche per quanto riguarda gli spazi della città, oltre che in altri luoghi della Calabria. Non più soltanto l’Anfiteatro e l’Auditorium, dunque, ma anche le sale del Convento dei Frati Minimi appena ristrutturato, altre sale ancora e perfino il suggestivo castello, in cima alla collina di roccia arenaria, che dopo l’alluvione del 2000 sta per rinascere a nuova vita.
Scegliamo dal cartellone e dal taccuino altri concerti o spettacoli di particolare significato. Il duo di Danilo Rea ed Enzo Pietropaoli ha tradotto nel linguaggio del jazz dolci temi noti e amati per altri motivi (Que sera sera, La canzone di Marinella, Your song, l’Intermezzo dalla Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni) immergendoli in un vasto mare di citazioni. Il pianoforte di Enrico Pieranunzi e il clarone di Louis Sclavis hanno offerto musica per palati esigenti (Processione, Anectode, Maputo) ma ugualmente ricca di fascino. Negli spettacoli pomeridiani ha fatto scintille la voce recitante di Ivano Marescotti assistita dal pianoforte di Stefano Bollani. Si pensi a Pierino e il lupo tradotto in stretto romagnolo. Sebbene il testo sia ridotto a fonemi per quasi tutti gli spettatori, tutti si divertono e applaudono. Quanto a Bollani, a poco più di trent’anni è uno dei migliori pianisti del mondo: può quindi rinunciare alle gag-prezzemolo di molti suoi concerti, piacerà di più. Dopo tanto tempo, si è riascoltato con gioia il rock ora delicato ora violento di John Greaves. C’è davvero di tutto, a Roccella.