Bollani e Solal anticipano la primavera del jazz

Da giovedì la rassegna diretta da Uri Caine. In cartellone anche i quintetti di John Scofield e di Steve Coleman

Franco Fayenz

da Milano

Bergamo Jazz è forse l’unico festival internazionale di musica afro-americana che tenda a diminuire la propria età come fanno le signore âgé. L’edizione 2006 che si tiene al Teatro Donizetti dal 10 al 12 marzo prossimi (ore 21), dichiarata come ventottesima, è in realtà più antica. La prima volta della rassegna orobica fu nel 1969, dal 21 al 23 marzo nello stesso teatro, con la partecipazione del quartetto e dell’orchestra di Giorgio Gaslini, della big band di Maynard Ferguson e del gruppo di Cannonball Adderley. Vale a dire che Bergamo Jazz può contendere la palma del jazzfest più antico d’Italia non soltanto a Umbria Jazz che nacque nel 1973 e patì quattro anni d’interruzione, ma anche a Ravenna e a Pescara Jazz.
Sta di fatto, però, che anche Bergamo dovette interrompere il suo festival nei turbolenti anni Settanta, dopo un trasferimento nel locale Palazzo dello Sport, contraddistinto da un’acustica micidiale, per fronteggiare il forte concorso di un pubblico giovanile politicizzato (il jazz come «musica politica di sinistra», pensate un po’). Durante l’interruzione ci fu qualche iniziativa minore che non osò fregiarsi dell’insegna del festival. E quando Bergamo Jazz ritornò in pieno, ricuperando il teatro Donizetti, i nuovi responsabili vollero ripartire dal numero zero, la qual cosa a molti non sembrò e non sembra giusta, anzi perfino un po’ strana. Comunque sorvoliamo, e diciamo all’unisono con gli organizzatori che il ventottesimo festival Bergamo Jazz, dopo varie edizioni tenute in febbraio, riprende con le date di marzo la fisionomia di manifestazione che anticipa la primavera. Un’altra novità è la partecipazione dell’onnipresente Uri Caine come nuovo direttore artistico.
Il cartellone, sebbene parli di prime date e di esclusive nazionali - che in quanto tali, a parer nostro non sono un pregio - va sul sicuro con programmi collaudati e nomi noti. Il 10 marzo apre la serie il quintetto del chitarrista John Scofield con un programma dedicato alla musica di Ray Charles, già ascoltato all’Umbria Jazz Winter e presente in un buon cd; seguono i Five Elements del sassofonista Steve Coleman sui quali non si placano opposti pareri, del resto salutari. Nella sera seguente suona il quintetto del pianista Stefano Bollani che proprio da Bergamo, alcuni anni fa, decollò verso la notorietà internazionale; completano la serata i Seven Black Butterflies del contrabbassista Drew Gress che allineano fra gli altri Ralph Alessi, tromba, e Tim Berne sax alto: si tratta probabilmente del più futuribile dei complessi di Bergamo Jazz 2006.
Il festival si conclude domenica 12 con il trio del pianista Danilo Perez e con l’Orchestra Jazz del Parco della Musica (di Roma, naturalmente) diretta da Maurizio Giammarco. Ospite è l’intramontabile pianista francese Martial Solal del quale vengono interpretate varie composizioni. Nei tre giorni della rassegna si tengono anche alcune manifestazioni collaterali presso la Galleria d’Arte Moderna e nella Sala Conferenze del Teatro, il cui elenco è reperibile in internet sul sito www.teatrodonizetti.it.