Bollani: "Mi premiano in tutta Europa ma Moretti boccia la mia musica"

Milano - Stefano Bollani, si sa, è un grande jazzista. E da venerdì sera è il più grande, visto che a Vienna gli hanno consegnato l’European Jazz Price, più o meno l’Oscar del jazz. In più ha un privilegio riservato solo ai grandissimi, come Charles Mingus: gli hanno buttato via una colonna sonora. Richiesta, composta suonata e poi gettata senza tanti complimenti. Sarebbe stata una fucilata all’orgoglio, non fosse che l’orgoglio di Bollani, 35 anni, è come i vasi comunicanti di Archimede: svuotato da una parte, recupera dalle altre. È considerato, lui che ha iniziato la carriera alle tastiere con Irene Grandi e Jovanotti, uno dei pianisti migliori del mondo e, solo nel 2006, è stato segnalato come rivelazione dalla bibbia americana Down Beat e ha intascato il «Microfono di cristallo» per la trasmissione Dottor Djembè su RadioTre con David Riondino. E, parlandogli, si capisce il perché: è onnivoro, si nutre di quella ghiotta curiosità che trasforma un musicista qualsiasi in un genio della sua arte. Il jazz, insomma, quello con la «a» aperta sul mondo.

Però stavolta qualcuno le ha chiuso la porta.
«La Fandango mi aveva chiesto di fare la colonna sonora del film Caos calmo, quello con Nanni Moretti (che recita soltanto), diretto da Antonello Grimaldi e tratto dal romanzo di Sandro Veronesi. Per me, una soddisfazione enorme: da ragazzo volevo laurearmi in storia del cinema, anche se poi non ho dato neanche un esame. Con questa occasione avrei potuto fare come Miles Davis nel film Ascensore per il patibolo di Louis Malle: la colonna sonora, wow!».

Poi?
«Ho fatto ascoltare tutti i miei dischi perché insomma, io sono un jazzista e il jazz non è molto frequente nel cinema. Poi ho composto il tema e sono andato in studio con la band per improvvisare la musica davanti alle immagini. Molto esaltante. Alla fine il film era pronto con la mia musica montata».

Il risultato?
«Tutti mi hanno fatto i complimenti, dal produttore, al regista, allo sceneggiatore».

Nanni Moretti no?
«Mai sentito».

E come è andata a finire?
«Dopo un po’ mi chiamano e mi dicono: scusa, ci abbiamo ripensato. Vogliamo dare alla musica del film un taglio più popolare, qualcosa con gli archi. Grazie e arrivederci. Fine».

Il no è venuto da Moretti in persona?
«O è stato lui o sono tutti pazzi furiosi. A parte lui, in studio erano lì con me e il progetto era piaciuto molto. Io avrò visto il film 50 volte, ho lavorato un mese buono perché non sono come Ennio Morricone che ha le colonne sonore nel sangue. Mi sono dovuto concentrare per prepararmi a un lavoro che non è il mio».

Un colpo di scena.
«Io mi sono consolato così: è un bel film tratto da un bel libro e io ho avuto la stessa sorte di Charles Mingus, un maestro del jazz».

Allora spieghi.
«Nel 1976 il regista Elio Petri gli chiese le musiche per il film Todo modo sulla figura di Aldo Moro. Ma poi non accettò le canzoni, proprio come è accaduto a me».

In quel caso la colonna sonora passò a Morricone. Ma Mingus pubblicò lo stesso le musiche, considerate uno dei suoi ultimi capolavori.
«Senza paragonarmi a lui, lo farò anch’io. Pubblicherò il cd che ho registrato per il film, me lo ha consigliato anche Sandro Veronesi, l’autore del libro Caos calmo. E, quasi per ripicca, lo intitolerò Ordine agitato...».

In fondo la sua carriera è un ordine agitato.
«Eticamente - non musicalmente, per carità, perché non mi sento all’altezza - mi ispiro a Miles Davis: lui ha cambiato pelle per tutta la vita. Ed è ovvio che, quando sei in continuo movimento, non sempre i dischi siano all’altezza. Anche a me può succedere che il mio nuovo album si dimostri più brutto del primo che ho registrato».

Il suo ultimo cd è Carioca, una rivisitazione della musica brasiliana.
«Me ne sono innamorato, sono stato assorbito e, quando sono così, imparo sempre qualcosa di nuovo. Due settimane fa, ho suonato in una favela per un concerto organizzato in modo da attirare la gente benestante di Rio ad ascoltare musica. E un ragazzino, che aveva realizzato un’opera poi ripresa da un museo, mi ha detto una cosa importante e vera: “Quando uno comincia a pensare come un artista, smette di esserlo”. È da tenere a mente perché è proprio così».