Bollani con Rava e le imitazioni stuzzica i puristi e diverte il pubblico

Grande successo del pianista per i due concerti di ieri allo Smeraldo

Milano - La rassegna MiTo/Settembre Musica ha proposto al Teatro Smeraldo un lungo concerto intitolato «Sei volte Bollani», cioè una maratona musicale dedicata al pianista Stefano Bollani con inizio alle 17 e secondo tempo alle 21. Insieme al protagonista hanno suonato Enrico Rava (tromba), il norvegese Stian Carstensen (fisarmonica), il gruppo dei Visionari riunito qualche tempo fa da Bollani, Petra Magoni e ancora Enrico Rava.

È appena il caso di sottolineare che solo sotto il nome di Bollani si può concepire una simile impresa nell'ambito del jazz italiano. Soltanto Bollani è un personaggio mediatico in grado di reggere queste cose. La sua fisionomia artistica desta preoccupazioni nei puristi - che pure lo ammirano - quando suona in pubblico, per via delle sue doti di entertainer e quindi lo preferiscono nei dischi perché, dicono, nello studio di registrazione deve stare zitto e dà il meglio.
Ecco, possiamo cominciare proprio da un cd perché, in occasione della maratona milanese, la Ecm ha presentato in anteprima nel foyer del teatro il bellissimo The Third Man del duo Bollani-Rava che sarà nei negozi nella prima settimana di ottobre. Prosegue dunque e s'intensifica, dopo il pluridecorato Piano Solo di Bollani, l'attenzione della casa discografica tedesca per il jazz che si produce al di qua delle Alpi: merito di questi due grandi musicisti, oltre che del pianista Stefano Battaglia, di Gianluigi Trovesi e del duo Trovesi-Coscia. Per lunghi anni il severo patron dell'Ecm Manfred Eicher ha ignorato il Belpaese, fatta eccezione per Rava, precursore con tre album Ecm a proprio nome negli anni Settanta. The Third Man, il terzo uomo, è appunto Eicher che s'intravede sulla copertina del cd e più chiaramente nelle foto dell'interno.

«Tuttavia Manfred non interferisce nel lavoro del musicista, come qualcuno sostiene - dice Bollani -. È musicista anche lui, e perciò se qualcosa non gli va bene te lo fa capire, ma senza insistere». Azzardo una domanda delicata: «Non teme che questo suo essere una figura mediatica, questa sua continua esposizione possa saturare il pubblico?». «Sì - replica serio -. Sono consapevole di camminare sull'orlo di un piano inclinato. Ma ormai ho 35 anni e credo di avere rischiato di più nel recente passato. Adesso scelgo i brani con attenzione, compongo temi impegnativi e mi dedico di più alla classicità contemporanea. Per esempio, eseguo volentieri la Rhapsody in Blue di Gershwin perché mi permette di improvvisare gli intermezzi pianistici, ma fra un mese pubblico un cd con musiche di Poulenc che non lo permettono affatto. E sempre più i miei autori di riferimento sono Ligeti e Berio».

Le due tranche della maratona registrano entrambe la platea esaurita. Nella prima Bollani attacca al piano solo con Antonia di Antonio Zambrini (come nel cd), il pianista che nel 1998 gli contese da vicino l'importante vittoria fra i nuovi talenti nel Top della rivista Musica Jazz. Annuncia quattro brani e invece ne fa sei, poi arriva Enrico Rava per ricostituire il duo di Third Man al quale ovviamente si ispira. La musica attinge alti livelli formali ed espressivi e si aggira sovente nei paraggi del jazz neolatino. Il duo che segue - Bollani con il giovane fisarmonicista norvegese Stian Carstensen - offre all'uditorio una scoperta clamorosa. Carstensen suona in Italia per la seconda volta e non è mai stato a Milano. Ci vuol poco a capire che il suo spessore artistico è analogo a quello di un Richard Galliano.

Il concerto serale si apre con l'affermazione personale di Petra Magoni accompagnata da Bollani (suo marito nella vita). Ritorna Enrico Rava a cui subentra il quartetto dei Visionari che conferma la bontà del cd omonimo (Label Bleu, 2006). Qui l'entertainement sale però sopra le righe e vi rimane sino alla fine, con il contributo della vocalist che interpreta il vecchio tema popolare Mamma mia dammi cento lire a tempo di bolero e dell'instancabile Bollani che si produce in un'imitazione solitaria di Paolo Conte, Johnny Dorelli e Fred Buongusto. I puristi arricciano il sopracciglio ma gli spettatori si divertono.