Bolle: Alagna è mosso dall’invidia

Piera Anna Franini

da Milano

A momenti la cornice s’è mangiata il quadro. Il balletto, da semplice inserto, è diventato uno dei momenti clou dell’Aida in scena in questi giorni al teatro alla Scala. Alludiamo ai momenti di danza centrati sullo statuario Roberto Bolle, étoile del teatro. Con lui, nessun buuh, fischi e quant’altro, ma applausi a pioggia. La cosa non è andata giù al tenore Roberto Alagna che domenica ha abbandonato il palco subito all’inzio dell’Aida, anzi l’adorazione per il ballerino è stato uno dei motivi di irritazione del suo soggiorno a Milano: «Bolle è bravo, ma questo trionfo è esagerato - ha lamentato -. In Italia i cantanti non vengono considerati, anzi sono maltrattati».
Dopo il silenzio, Bolle decide di replicare: amabile e spiritoso, in linea con il suo stile. «Alagna non è stato elegante, il pubblico è sovrano: decide lui a chi tributare plausi. Se l’è presa con critici, e in questo posso anche capirlo, ma non doveva tirare in ballo anche i suoi colleghi artisti».
A proposito di critiche. C’è chi l’ha paragonata a un cubista…
«E’ questione di cattivo gusto. Le cose bisogna vederle nel loro contesto, lì ero uno schiavo etiope, coreografia e costumi erano funzionali all’obiettivo».
Forse un filo di invidia per il fisico e i tanto decantati glutei?
«Non osavo dirlo, ma considerata la sua provocazione…lo ammetto»
Critica cattivella?
«Ci sono tanti modi d’espressione, mi dà fastidio quando si cede alla cattiveria, usando appellativi gratuiti».
Crede che altrove la sua mise avrebbe sollevato lo stesso clamore?
«La cosa mi ha molto stupito. Non trovo poi così osé presentarsi come ho fatto, o meglio, mi è stato chiesto di fare, in scena: sono un artista. Alla fine l’ho presa in modo sportivo e mi sono divertito. Ha ragione siamo proprio in Italia».
Torniamo al giorno del patatrac.
«Ero in camerino che mi dipingevo il corpo, poi ho notato una agitazione incredibile. Noi artisti siamo rimasti zitti, non avevamo parole. Eravamo increduli che fosse avvenuto ciò».
Insomma lei non giustifica…
«Alagna doveva almeno portare in fondo l’atto. Ok è un colpo di testa? Ma almeno doveva poi scusarsi. In compenso riconosco ad Alagna grande coraggio, è stato geniale nella follia: ha regalato un colpo di teatro che passerà alla storia e che sta catturando l’attenzione dei mass media».