Bolle, magica notte Incanta al Colosseo

Al Colosseo serata del ballerino per il Fai: circondato da étoile esegue "Morte del cigno" e "Apollon Musagète"

Roma - Appena le prime note galleggiano nell’aria, un brivido corre lungo le schiene dei presenti. Fasci di luce dorata accendono le millenarie arcate; la silhouette di un aitante ballerino si staglia nera contro lo sfondo d'oro. Tutti trattengono il respiro. È l’irripetibile clou d’una serata che non è esagerato definire unica. La musica è quella del concerto per piano e orchestra n. 17 di Mozart; le arcate sono quelle del Colosseo; la silhouette è quella del più grande danzatore classico italiano, Roberto Bolle. La serata (lunedì) ha portato per la prima volta, fra le mitiche rovine dieci fulgide étoile del balletto internazionale, a sostegno del Fai: «Roberto Bolle and Friends».

Quanti fra i circa 500 fortunatissimi spettatori hanno avuto il privilegio di esserci, ricorderanno a lungo l'incredibile occasione. Non era la prima volta che il Colosseo ospitava performance d'eccezione (da Franco Mannino con la Messa per Giovanni Paolo II a Paul McCartney); ma ciò che ha reso questa serata davvero irripetibile è stata la commistione fra unicità del luogo e sbalorditivo livello degli esecutori, impegnati in una carrellata tra i massimi capolavori della danza, classica e moderna: dalla proverbiale Morte del cigno (incarnata con delicatezza d'acciaio da Uljana Lopatkina) al neoclassico Apollon Musagète (affidato all'imponente Bolle e all'impeccabile Alicia Amatrian).

Il pavimento vuoto del Colosseo è stato coperto per un quarto da una piattaforma su cui erano disposti un piccolo palco e la platea dei vip; a invitati e giornalisti era destinata l'unica porzione delle gradinate sopravvissuta in un rifacimento ottocentesco, e una scaletta consentiva di godervi la stessa visuale concessa a quelli di duemila anni fa. Il parterre era adeguato alla circostanza: due presidenti della Repubblica (Napolitano e Ciampi, con rispettive consorti) e divi dello spettacolo come Michelle Hunziker. Un sapientissimo disegno di luci valorizzava la colossale scenografia, tingendo le pietre butterate di colori diversi a seconda dello spirito dei «pas de deux»: blu notte per l'intenso Trois Gnosiens, con la Lopatkina e Ivan Kozlov, rosso fuoco per il virtuosistico Don Chisciotte di Dorothée Gilbert e Alessio Carbone.

Il programma offriva poi autentici pezzi di bravura - fra gli altri la magnifica staffetta virile sostenuta per Le Souffle de l'Esprit da Arman Grygorian, Vahe Martirosyan e John Vallejo - ma è indubbio che la parte del leone la faceva proprio Bolle. Come resistere al fascino seduttivo di un ballerino che sembra un attore di Hollywood, e danza come solo Nureyev poteva insegnargli a fare? Così l'emozionante Arlésienne di Bizet è stata resa dalla stella italiana in un susseguirsi di malinconie e tormenti, e conclusa poi con un «salto nel vuoto» (un volo spiccato verso il baratro e interrotto un attimo prima dai riflettori che si spengono) da mozzare il fiato. Così il ritmato In the middle somewhat elevated è stato scattante di energia e trascinante di dinamismo, anche grazie alla cointerpretazione dell'Amatrian e della Gilbert.

Ma è soprattutto con Petite Mort, brano mozartiano coreografato dallo squisito e inconfondibile gusto di Jiri Kylian, che eleganza, potenza e precisione spaccamillimetro del divo italiano (stavolta coadiuvato da una Natasha Novotna del tutto all'altezza) hanno specialmente brillato. Dopo un'ora e un quarto d'intense emozioni, tra il fioccare dei «bravo!», Bolle è sceso dal palco per salutare Napolitano e Ciampi. Mentre a iluminare le pietre butterate, infine, restava solo la luna.