Bolletta energetica meno salata nel 2009

Scenderà a 43 miliardi di euro dopo il record 2008 (56,7 miliardi). In calo anche la fattura petrolifera
(tra 16 e 22 miliardi). I prezzi del greggio sotto i 38 dollari nonostante il maxi-taglio deciso dall'Opec

Il maxi-taglio produttivo da 2,2 milioni di barili al giorno deciso mercoledì dall'Opec è scivolato come acqua sulla pietra, con i prezzi del greggio scesi ieri a New York sotto quota 38 dollari, ma per l'Italia la bolletta energetica e quella petrolifera saranno quest'anno salatissime: 56,7 miliardi di euro la prima, 10 miliardi in più rispetto al 2007; 31,2 miliardi la seconda (+4,8 miliardi).

La corsa ininterrotta delle quotazioni fino al picco assoluto di luglio (oltre 147 dollari) non poteva del resto non lasciare tracce profonde sui conti dell'Azienda Italia, nonostante il rapido deprezzamento accusato dal barile a partire dall'estate (circa il 72%). Si tratta di cifre perfino superiori a quelle toccate durante i grandi choc petroliferi e all'epoca dell'Austerity. Per la bolletta energetica, sulla base dei calcoli dell'Unione petrolifera, è il punto più alto mai raggiunto, mentre per la fattura petrolifera, il cui peso in rapporto al Pil è ora pari al 2%, siamo ai livelli più elevati degli ultimi 22 anni.

A voler guardare il bicchiere mezzo pieno, si può dire che poteva andare anche peggio: la forza dell'euro rispetto al biglietto Usa e il calo dei consumi hanno permesso un risparmio di 4,2 miliardi. Il minore esborso provocato dalla contrazione dei consumi, pari a 1,2 miliardi (-7,6% la domanda di benzina, -1,1% quella complessiva di energia, il peggior risultato dal 2001), è tuttavia una spia rossa accesa sul pannello della crisi.

Quanto al 2009, l'Up ipotizza una bolletta petrolifera oscillante da un minimo di 16,7 miliardi a un massimo di 22 miliardi calcolata considerando il barile tra i 45 e i 55 dollari, una domanda in calo del 3,5% e l'euro a 1,25-1,35 dollari; la fattura energetica dovrebbe invece attestarsi sui 43 miliardi. Il presidente dei petrolieri, Pasquale De Vita, durante una conferenza stampa ha respinto l'esistenza di una correlazione tra recessione e alti prezzi del petrolio: «Adesso le quotazioni sono scese, ma nessuno dice: "E' finita la crisi"».

Secondo De Vita, il petrolio è stato invece vittima della speculazione finanziaria, il vero colpevole, e ora paga le conseguenze della frenata globale dell'economia. De Vita individua in una forchetta compresa tra i 70 e gli 80 dollari «il prezzo adeguato» per il greggio, «una necessità perché solo in questo modo si possono garantire gli approvvigionamenti futuri e inviare i giusti segnali ai consumatori. In molti sono stati costretti a modificare i propri comportamenti in ragione degli alti prezzi del 2008, con un risparmio che si può stimare in 3,5 milioni di barili al giorno». Più in generale, per il settore sarebbe auspicabile maggiore stabilità e meno incertezza. «Tutte le imprese - ha sottolineato De Vita- hanno bisogno di stabilità. Questa altalena dei prezzi continua, legata soprattutto alle speculazioni finanziarie che si sono verificate sui mercati delle materie prime, non è nell'interesse di nessuno».

Mentre la discesa dei prezzi petroliferi fa tirare una boccata d'ossigeno ai consumatori, all'orizzonte sembrano profilarsi nuovi problemi per quanto riguarda il gas. Gazprom, la società esportatrice del metano russo, ha minacciato di interrompere le forniture di gas all'Ucraina dal primo gennaio se il Paese non pagherà i debiti relativi alle consegne di novembre e dicembre. All'inizio del 2006, Gazprom aveva già tagliato gli approvvigionamenti all'Ucraina, provocando il blocco delle forniture di gas in molti Paesi europei. Bruxelles, infatti, si è subito attivata, invitando i due Paesi a trovare «al più presto» una soluzione per far cessare il braccio di ferro.