Bollette gas gonfiate, 71 toghe tra le vittime

C’è almeno da sperare - per lei - che si tratti di un omonimo. Che sulla bolletta inviata dall’Aem a «Letizia Mannella» non ci fosse il suo indirizzo. Al contrario, la topica sarebbe colossale. Perché lei, Letizia Mannella, è il pubblico ministero che da due anni a questa parte indaga sulla presunta truffa del gas che il colosso dell’energia (ora diventato A2A, dopo la fusione con la bresciana Asm) avrebbe messo in piedi per indurre gli utenti a pagare più di quanto consumato, e che in vista dell’udienza preliminare ha stilato l’elenco di quanti - in quel tranello - sarebbero caduti. Tecnicamente, le «parti offese». Ecco, vai a vedere alla lettera «m» e trovi proprio Mannella Letizia. A scorrere l’indice, poi, si scopre che sono almeno una trentina i magistrati milanesi inseriti in quella lista. Più altri 40 che con «elevato grado di probabilità» vestono la toga a Milano. Quanto basta. Tanti saluti a un lavoro che ha impiegato tempo, denaro e risorse umane. Così l’avvocato Marco De Luca - difensore di otto imputati, tra cui l’ex ad di Aem Giuliano Zuccoli - ha raccolto l’insperato assist, presentando un’eccezione di incompetenza territoriale che il giudice non ha potuto che accogliere. E il procedimento se ne va a Brescia.
La compagnia di magistrati-offesi è ben nutrita. Scrive infatti l’avvocato De Luca che «risulta tra le persone offese compiutamente identificate nella richiesta di rinvio a giudizio sia ricompreso un numero rilevante di magistrati che esercitano o hanno esercitato al tempo dei fatti contestati la propria funzione presso uffici giudiziari del distretto di Corte d’appello di Milano». Per il legale sono 31 i magistrati indicati quali parti offese «che certamente esercitano o hanno esercitato le proprie funzioni del distretto di Milano», a cui se ne aggiungono altri 42 che l’hanno fatto «con elevato grado di probabilità, sulla base degli elementi in possesso di chi scrive». Insomma, 71 magistrati milanesi sarebbero state vittime delle bollette gonfiate. Ed «è davvero notevole - prosegue De Luca - che tra i nominativi presenti vi sia anche quello della dottoressa Maria Letizia Mannella, vale a dire uno dei sostituti procuratori che ha promosso le indagini preliminari, ha richiesto il rinvio a giudizio degli imputati e che continuerebbe a rappresentare l’ufficio di Procura in udienza, nonostante si sia indicata persone offesa dal reato da lei stessa contestato». Fin troppo chiaro. Un processo non si può fare nello stesso distretto in cui i magistrati sono anche parti offese. Men che meno se uno di quelli è lo stesso che l’indagine l’ha aperta e chiusa. Secondo De Luca, poi, «il pm una volta acquisita la notitia criminis da cui emergeva l’identificazione dei magistrati esercitanti nel suo stesso distretto quali possibili parti offese o danneggiate dal reato avrebbe dovuto immediatamente trasmettere gli atti a Brescia senza attendere alcuna decisione del giudice». Ed ecco che al gup Castelli tocca decretare il madornale autogol della Procura. Il procedimento se ne va a Brescia. Sempre che lì ci resti. Perché Aem - da tempo - si è fusa con Asm, che proprio a Brescia ha la sede. E se tra le parti offese dovessero esserci anche magistrati bresciani, il procedimento potrebbe rimbalzare di nuovo in un altro tribunale.