Bollette a tutto gas

L’inchiesta della Procura di Milano, in corso da tre anni, non si limita al caso di Aem. I pm Sandro Raimondi e Letizia Mannella, infatti, indagano su un sistema più vasto, che coinvolge anche l’Eni, Snam, Italgas, e Arcalgas. Secondo gli inquirenti le società avevano manipolato gli strumenti di misurazione del gas per influire sulla bolletta degli utenti e sul pagamento delle accise. In modo da gonfiare i profitti a danno dei consumatori.
Qualche mese fa, i consulenti della Procura hanno depositato un documento che ricostruisce il volume su scala nazionale della presunta truffa. Nella perizia, si legge che «dall’esame dei valori dell’errore riscontrati nei misuratori sottoposti a collaudo/verifica metrologica si evidenzia che: i misuratori con membrane naturali denunciano una deriva positiva di oltre il 6% medio con punte del 15% e i misuratori con membrane sintetiche mantengono valori di errore nei limiti tollerabili».
Ancora, «tutti i misuratori del campione, costruiti con membrane di materiale non sintetico, conteggiano al cliente finale un volume di gas maggiore di quello effettivamente erogato e le differenze in taluni casi sono di entità rilevante». E in Italia, sarebbero circa 5 milioni i contatori con membrane naturali. Se le stime del perito della Procura di Milano fossero veritiere, in altre parole, le reti di fornitura del gas, somministrerebbero qualcosa come mezzo miliardo di metri cubi di carburante in meno all’anno rispetto a quello che viene fatto pagare ai consumatori. Cifre enormi che sono tuttora oggetto dell’indagine. Ma che potrebbero risultare anche per difetto. La perizia, infatti, non ha potuto prendere in considerazione i misuratori ancora più datati, risalenti addirittura agli Anni 50/60. Strumenti antiquati, ma che sono ancora molto diffusi e in funzione all’interno delle abitazioni.