Il bollino blu della Bce

La Bce ha massacrato la credibilità del governo Prodi affermando che la sua politica di «più spesa e tasse» impedirà il pareggio di bilancio entro il 2011. Così cade il sostegno europeo a Prodi e a Tps: il governo sinistracentro - come aveva anticipato il Financial Times poco prima delle elezioni del 2006 - aumenta, invece di ridurre, il rischio che l'Italia non riesca a stare nell'euro. Tale situazione sia facilita sia impone la sostituzione dell'attuale maggioranza con una di centrodestra più economicamente credibile. Ma la Bce, il vero europotere, ha anche confermato nello stesso comunicato che vieterà le politiche di detassazione stimolativa che implichino extradeficit, pur temporanei. Più che il franare di Prodi, ormai il passato anche se potrà durare ahinoi fino al 2009, dobbiamo concentrarci su questo vincolo esterno che impedirà nel futuro, se non modificato, le soluzioni di centrodestra.
La Bce ha ragione quando insiste sul fatto che la moneta unica - poiché non sorretta da un governo economico paneuropeo - potrà stare in piedi solo se tutte le euronazioni raggiungeranno il pareggio di bilancio, cioè zero deficit annuo. Ma ha torto - ed è sorprendente sul piano scientifico - quando vieta alle nazioni la possibilità di andare in deficit superiori al 3% annuo per due o tre anni allo scopo di ridurre le tasse e così incrementare investimenti produttivi, consumi interni e crescita generale del Pil. In particolare, la Bce ha dichiarato che prima bisogna ottenere il pareggio contabile senza ridurre le tasse e tagliando la spesa e solo poi si potrà iniziare a detassare. Per inciso, chiedo a Trichet come mai ha formalizzato tale dottrina dopo che la Germania ha potuto ridurre di ben il 10% le tasse sulle imprese e non prima che il Bundestag (Camera) approvasse la misura attualmente in via di conferma presso il Bundensrat (Senato federale). Se è un regalino competitivo alla Germania sappia che non tutti siamo fessi. Se, invece, teme un impatto eccessivo sui bilanci della Germania - e della Francia anch'essa in procinto di detassare - mi rimangio il sospetto, ma mantengo la critica. Come cavolo potremo noi, e gli altri, ridurre debito e deficit senza poter aumentare il Pil via detassazione? Tagliando solo la spesa e mantenendo alte le tasse, risponde la beata scuola di «idealismo monetario» di tradizione Bundesbank combinata al «cartesianesimo irrealistico» che pare ispirare Trichet. Da un lato, la spesa pubblica italiana ha almeno un 15% di sprechi tagliabili. Dall'altro, la cancellazione di questa spesa in poco tempo causerebbe comunque una deflazione, un impoverimento, se non fosse bilanciata con una riflazione, la detassazione appunto. Pertanto il rigore come concepito dalla Bce porterebbe ad impoverire gli italiani, e gli altri, per pareggiare il bilancio e solo poi cominciare a ridare loro ossigeno. Sul piano del realismo tale posizione è una pericolosa fesseria. Sarebbe molto più semplice che la Bce, via Commissione, imponesse alle nazioni che vogliono detassare rischiando extradeficit per un paio di anni un regime sia di controlli sia di retrogaranzie, una sorta di «bollino blu», che certifichi la natura non destabilizzante della politica espansiva. Non ci vuole poi tanto a rendere l'euro amico invece che nemico. Per questo dobbiamo convincere la Bce a passare dall'idealismo al realismo affinché siano realizzabili le politiche salvifiche del centrodestra considerando che altre soluzioni economiche non esistono nella realtà.
Carlo Pelanda
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