Bologna, arrestati gli stupratori della 15enne

Claudia B. Solimei

da Bologna

Sono due marocchini clandestini in Italia gli autori dello stupro della ragazzina di 15 anni avvenuto sabato pomeriggio nel parco pubblico di Villa Spada, a Bologna, sotto gli occhi del ragazzo di 17. Il primo, M.A.K., anche lui di 17 anni, era in carico da un mese ai servizi sociali del Comune di Bologna; l'altro, A.J., di poco più grande, era latitante dalla fine dell'anno scorso dopo essere evaso dagli arresti domiciliari a Perugia, dove era stato condannato per droga. I due clandestini sono stati fermati nella notte tra lunedì e ieri dalla polizia di Bologna. Il primo fermo è scattata intorno alle 2, al secondo si è arrivati poche ore dopo grazie alle dichiarazioni del minorenne e dopo un blitz della polizia in un appartamento di Monghidoro, piccolo paese sull'Appennino bolognese, dove il latitante si era nascosto, forse a casa di un cugino. Ma su questo punto, come su altri dettagli dell'indagine, tra cui perfino che i due fermati possano essere fratelli, gli accertamenti sono in corso.
Decisivo per arrivare al minorenne il ruolo svolto dai servizi sociali del Comune: mentre la polizia batteva in lungo e in largo la città a caccia di clandestini (15 le persone arrestate nei controlli), nel centro di prima accoglienza convenzionato «Il ponte», gestito dalla Ceis di Modena, gli operatori e i mediatori culturali sono stati i primi ad accorgersi che qualcosa non andava nel comportamento di quel ragazzo già definito «problematico», arrivato in Italia da poco senza conoscerne la lingua, senza famiglia e che corrispondeva all'identikit fornito dalla ragazzina, soprattutto per un braccialetto con il nome che la 15enne aveva notato al polso del suo violentatore. Dopo due notti, sabato e domenica, trascorse fuori dal centro, gli assistenti sociali lo hanno avvicinato, riuscendo a fargli fare le prime ammissioni. Portato in Questura, il marocchino ha prima dissimulato, tentando di coprire il complice e farfugliando che si era trattato di una bravata, infine è crollato. Oltre alla confessione, a inchiodare i due ci sono una impronta stampata nello zainetto della vittima, il suo telefonino e le chiavi del motorino rubato al suo ragazzo, tutto ritrovato nella casa di Monghidoro. Ma, soprattutto, il drammatico riconoscimento all'americana fatto nella notte dalla ragazza. Oggi per i due clandestini ci sarà la convalida del fermo davanti al gip per i reati di violenza sessuale di gruppo, rapina aggravata in concorso, atti osceni, porto abusivo d'armi, in relazione ai taglierini usati per minacciare le loro vittime.
«Un grazie agli uomini della polizia guidati da Armando Nanei, alla città, al Comune e al sindaco, Sergio Cofferati, che ci hanno permesso di risolvere al più presto questo caso delicato» sono state le prime parole del questore di Bologna, Francesco Cirillo. Un «plauso» è arrivato anche dalla famiglia della ragazza violentata, tramite l'avvocato Giuseppe Giampaolo. «Li abbiamo presi, questa è la risposta migliore, ci sono prove oggettive e determinanti» ha esultato il procuratore capo Enrico Di Nicola, che è anche tornato sulle polemiche suscitate dalle sue parole sui cattivi esempi di illegalità imputabili alla classe dirigente, con un riferimento piuttosto esplicito perfino al premier Silvio Berlusconi: «Si è trattato della strumentalizzazione di una frase che andava vista in un contesto diverso», ha detto ieri.
In città, invece, rimane più che aperto il capitolo legalità e l'emergenza clandestini: ieri 40 militanti di Alternativa sociale, la lista di Alessandra Mussolini, hanno manifestato davanti al Comune, giovedì ci sarà la fiaccolata della Lega Nord e il sindaco ha annunciato una sorta di «contratto per la sicurezza». Ma questo tragico fatto di cronaca ha anche messo in subbuglio la maggioranza in Comune: lunedì sera, votando un ordine del giorno unitario di condanna del fatto che riportava la parola legalità, tema su cui da mesi Cofferati sta conducendo un braccio di ferro con l'estrema sinistra, si è sfiorata la rottura con Rifondazione comunista, che ha considerato la mossa una sorta di provocazione. Poi, di fronte a un fatto così grave, è prevalso il buonsenso.

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