Bologna, la dodicenne si è inventata lo stupro

L’immigrato: «Vorrei chiederle: perché hai indicato proprio me? Non ho fatto nulla»

Claudia B. Solimei

da Bologna

Nessuna violenza del branco, nessun nuovo allarme stupri, nessuna caccia all’immigrato, anzi: un ragazzo marocchino di 21 anni rilasciato con tante scuse dai carabinieri. Si era inventata tutto la ragazzina di 12 anni di Anzola Emilia, piccolo paese a 15 chilometri da Bologna, che giovedì aveva denunciato di essere stata costretta a subire degli atti sessuali da un gruppo di giovani in un parco pubblico.
Invece si era appartata nel parco con il suo «fidanzatino» 14enne, ma è stata vista amoreggiare dalle compagne, che forse l’hanno immortalata con i telefonini. E per paura che riferissero tutto alla madre, la paura di una bambina che voleva fare la grande, ha inventato la violenza, ha inventato il branco, la lametta che le rasava le parti intime, mettendo i carabinieri sulle tracce di quel ragazzo straniero incrociato qualche ora prima davanti a un bar del paese, che le era rimasto impresso per quella maglietta nera griffata «D&G». Così Medhi, marocchino di 21 anni, fornaio con regolare permesso di soggiorno, da tre anni in Italia insieme alla famiglia e bene integrato, tanto da avere una ragazza italiana, è stato trattenuto dai carabinieri in caserma, in cella di sicurezza, per undici ore, fino alle quattro di notte, prima di verificarne l’alibi, confermato da amici e conoscenti.
Ora ha solo una richiesta: «Non farò denunce, ma a lei vorrei chiedere: perché hai indicato proprio me? Non ho fatto nulla, non la conosco e non ho ancora capito chi è. Vorrei solo che mi chiedesse scusa davanti a tutti, perché così nessuno mi guarderà più male. Quando i carabinieri mi hanno portato via, mi sono sentito come se mi avessero sparato». Poi aggiunge, a scanso di equivoci: «Con una bambina di 12 anni? Io ne ho 21 e se devo fare qualcosa lo faccio con la mia ragazza, che amo». Da Anzola ha già deciso di andarsene: «È un paese troppo piccolo, la gente chiacchiera, non mi sono mai trovato bene qui».
«Mia figlia alterna momenti in cui sembra star bene ad altri in cui si mostra assente», ha detto la madre della ragazzina, ancora ricoverata all’ospedale Maggiore di Bologna. La donna ha glissato sui motivi che hanno spinto la figlia a inventarsi la violenza, cosa che non ha voluto confermare, e si è limitata a dire che se il giovane «risulterà davvero estraneo, sarebbe giusto chiedergli scusa». La giovane, intanto, è stata segnalata al tribunale dei minori di Bologna ma, data l’età, non è imputabile di calunnia. A conferma della versione del ragazzo, in caserma giovedì notte si sono presentati, accompagnati dai genitori, due amici della presunta vittima, che hanno scagionato il fornaio marocchino: lui nel parco, quel pomeriggio, non c’era. Infine la ragazzina è crollata, anche perché i carabinieri avevano in mano i risultati dei test fisiologici fatti al ragazzo. Tutti negativi. «Mi hanno detto che lei aveva ammesso che non ero stato io, si sono scusati e mi hanno liberato - ricorda sollevato Medhi -. I carabinieri in fondo hanno fatto il loro lavoro, con me si sono comportati benissimo». «Abbiamo la certezza che il fatto non sussiste, è andata in frantumi l’ipotesi accusatoria» hanno confermato ieri il procuratore capo di Bologna Enrico Di Nicola e il pm titolare dell’indagine Francesco Caleca, che hanno sottolineato come nei confronti del ragazzo non ci sia mai stato alcun provvedimento di fermo. «Mi ha colpito la scelta fatta da questa ragazza - ha detto il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati - che si è giustificata utilizzando due categorie semplificate, quella della violenza e quella della violenza attribuita a un immigrato». Intanto il sindaco di Anzola ds Loris Ropa si è pecipitato ad annullare l’immancabile fiaccolata di solidarietà che aveva annunciato in tutta fretta.