Bologna onora Biagi e D’Antona Il Prc vota no

da Bologna

Rifondazione comunista ha votato contro l’intitolazione di una sala del palazzo della Provincia di Bologna a Marco Biagi e Massimo D’Antona, i due giuslavoristi uccisi dalla Brigate rosse rispettivamente nel 2002, proprio nel capoluogo emiliano, e nel 1998 a Roma, in via Salaria.
L’ordine del giorno è passato con i voti di Ds, Margherita, Forza Italia e An. Si è astenuto il consigliere del Pdci. Sergio Spina e Lorenzo Grandi, i due rappresentanti del Prc, hanno spinto il pulsante del «no». Eppure l’ordine del giorno era limpido: ricordava «i giuslavoristi Biagi e D’Antona, vittime della stessa mano terrorista e assassina» e impegnava l’amministrazione a intitolare loro la sala riunioni dei gruppi e delle commissioni con l’apposizione di una targa. Apposizione che avverrà il prossimo 19 marzo, quando la città ricorderà il quinto anniversario dell’agguato di via Valdonica.
«Non è stato un voto contro Biagi e D’Antona - vuole subito chiarire il bertinottiano Grandi - ma contro il metodo». Il ricordo condiviso dei due professori uccisi dalle Br pare sia stato sacrificato dal Prc per ottenere uno dei tanti compromessi ideologici e politici. «An aveva proposto per prima l’intitolazione a Biagi - ricostruisce Grandi -. Allora i Ds hanno rilanciato con un emendamento con il nome di D’Antona. A quel punto noi abbiamo presentato un nostro emendamento per aggiungere all’intitolazione i Caduti del lavoro. Ci sembrava importante parlare di tutto il mondo del lavoro a quel punto». Ma la proposta non è passata. E il documento, dopo un lungo dibattito in Consiglio provinciale, è stato messo al voto.
«Non capisco e non condivido». Questo ieri l’unico commento del sindaco di Bologna, Sergio Cofferati. L’ex nuemro uno della Cgil l’anno scorso fu molto criticato, anche dalla famiglia Biagi, per una celebrazione in sordina dell’anniversario del 19 marzo. «Il dissenso su questioni così delicate mi sembra un errore, qualcosa di cattivo gusto» ha detto il coordinatore regionale della Margherita, Marco Monari.
Ma i consiglieri di Rifondazione dicono di essersi trovati davanti a vittime di serie A e di serie B: «Ci è stato detto che non si potevano mescolare le cose. Sembrava non si potessero mettere sullo stesso piano le vittime del terrorismo con quelle del lavoro». Grandi assicura che dietro il «no» non c’è alcun giudizio ideologico sulla collaborazione data da Biagi all’allora ministro del Welfare Roberto Maroni, sfociata nella Legge 30 sul lavoro, e da D’Antona: «Il fatto è che ogni giorno ci sono tre persone che muoiono lavorando e di questo non si parla. Anche nell’ultimo mese le vittime sono state 100». Di altro avviso il capogruppo dei Ds in Provincia, Massimo Gnudi: «È stata una discussione fuori dai parametri, con espressioni molto sopra alle righe che avrei preferito non sentire».