A Bologna sicari di Carlos: già smentito lo «Sciacallo»

Gian Marco Chiocci

Claudia Passa

da Roma

Più cerca di chiamarsi fuori dalla strage di Bologna, più le risultanze d’indagine lo trascinano dentro. Più scarica sulla manovalanza nera eterodiretta da Cia e Mossad, più escono carteggi inediti che puntano sul filone palestinese coinvolgendo la sua organizzazione Separat-Ori nelle vicende della bomba del 2 agosto 1980. Più cerca di minimizzare l’evidenza, ovvero che un «compagno tedesco» fosse a Bologna il giorno dell’attentato, e più i riscontri lo smentiscono. E quanto ai rapporti col Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina finisce col contraddire quanto dichiarato da Abu Anzeh Saleh, l’esponente dell’organizzazione araba collegato all’autonomia operaia (venne arrestato per i missili di Ortona insieme a Daniele Pifano).
L’ex primula Ilich Ramirez Sanchez, alias «Carlos lo Sciacallo», anche nell’ultima sua intervista (al Corriere della Sera) ha provato ad allontanare dalla sua «rete» i sospetti sul coinvolgimento nella morte di 85 persone, rivelati nei mesi scorsi dal Giornale e confluiti nell’inchiesta aperta a Bologna anche sulla scorta di un’interpellanza presentata da Enzo Fragalà (An). Proprio nel giorno in cui la «verità» di Carlos finisce in edicola, vedono la luce ulteriori riferimenti inediti che lo smentiscono. Nell’intervista il pluriergastolano parla di un «compagno tedesco» che pochi istanti prima dell’esplosione era uscito dalla stazione di Bologna. Il nome del compagno è quello di Thomas Kram, che fra l’1 e il 2 agosto 1980 aveva pernottato a Bologna all’Hotel Centrale, stanza 21, registrandosi dopo la mezzanotte con un documento (patente n. 20344) diverso da quello (carta d’identità n. G7008331) esibito il giorno prima alla polizia di frontiera di Chiasso. Carlos dice spavaldo che Kram è estraneo alla sua organizzazione. Ma così non è. Agli organi di intelligence e di polizia di mezza Europa, Kram è un nome che evoca terrore e sangue. Vanta trascorsi nella Brigata Internazionale Antimperialista, e soprattutto nelle Cellule Rivoluzionarie (nome di battaglia Malte) che attraverso alcuni suoi elementi stringono contatti con l’imprendibile Ilich Ramirez. Un dossier dell’Anticrimine tedesca (Bka) alla voce «Kram Thomas Michael» annota: «Dovrebbe essere considerato uno dei capi delle cellule; dovrebbe aver fatto parte della “frazione internazionale”, ed è stato impiegato in occasione degli incontri del gruppo Carlos per lo scambio di informazioni e materiale». Un accostamento che non sorprende, visto che nella «lista nera» della polizia di Berlino accanto a Kram campeggiano i nomi di Magdalena Kopp (ex moglie dello Sciacallo), di Johannes Weinrich (braccio destro del terrorista di Caracas) e di Christa Margot Frolich.
Le osservazioni della Bka si incrociano con l’istruttoria transalpina del giudice Jean Louis Bruguiere. Nel capitolo dedicato alle relazioni fra la rete Separat di Carlos e le Cellule Rivoluzionarie di Kram, un ruolo di spicco viene riservato proprio a quest’ultimo che nella rete di Carlos cambia nome di battaglia. Si fa chiamare Lothar, oppure Bassem, in casi estremi Laszlo. Di lui parlano in una conversazione intercettata a Berlino Est il 30 ottobre 1981, lo Sciacallo e Magdalena Kopp; i servizi segreti ungheresi descrivono Kram come un membro della «branca tedesca» del gruppo di Ilich Ramirez Sanchez; gli 007 tedeschi datano al 1979 «l’incontro fra i due uomini». Ma in Separat un altro personaggio che spesso si ritrova associato a Kram è Margot Froilich (nome di battaglia Heidi) «arruolata» proprio nel 1980 nel gruppo-Carlos e arrestata nell’82 all’aeroporto di Fiumicino, dov’era sbarcata da Budapest con una valigia piena d’esplosivo definito «compatibile» con quello usato a Bologna.
Ma c’è di più. Gli indizi che collegano Kram alla strage convergono con i documenti rivelati dal Giornale sulle minacce di ritorsione del Fplp dopo l’arresto in Italia di Abu Anzeh Saleh. L’ultimatum lanciato a ridosso delle stragi di Ustica e Bologna non toglie nulla alla pista-Carlos, poiché i collegamenti Sciacallo-Saleh sono molti, e difficili da smentire. I tentativi di quest’ultimo di prendere le distanze da Carlos (ancora in un’intervista, ma al Manifesto dello scorso agosto) si infrangono contro le dichiarazioni di Sanchez al Corriere: «Per noi l’Fplp era l’organizzazione madre, unita a noi da relazioni politiche e personali».
Due piste, quella tedesca e quella palestinese, che convergono in una sola «rete». Quella denominata Separat, guidata da Carlos, la cui frangia più vicina all’Fplp era legata alla «cellula Weinrich» e ai rivoluzionari tedeschi. Se poi si va a rileggere una delle ipotesi contenute nelle relazioni tecniche sul confezionamento della bomba di Bologna («tra l’ordigno e il contenitore erano stipati oggetti eterogenei come piombo e ferro») non ci si può sorprendere a leggere le conclusioni: «Questo sistema è tipico dei terroristi arabi che agiscono nei territori israeliani».