Bologna, urla e uova contro Ferrara

Il candidato premier della lista "Aborto-No grazie" contestato da un migliaio di manifestanti. La replica: "Non è democrazia"

Bologna - Urla, fischi, lanci di monetine, pomodori e perfino fette di mortadella, poi le botte: così un migliaio di manifestanti, radunati dal passaparola dei centri sociali, la maggior parte giovani e giovanissimi, ha accolto ieri in Piazza Maggiore a Bologna il comizio elettorale di Giuliano Ferrara e dei candidati in Emilia-Romagna per la sua lista «Aborto? No, grazie». La contestazione annunciata da giorni è però presto degenerata in veri e propri scontri: poco dopo che Ferrara aveva preso la parola, venendo subissato dalle grida («scemo», «buffone», «fascista» e altre non ripetibili) e dai fischi, un gruppo di manifestanti ha tentato di assaltare il palco. «Questa non è democrazia - ha urlato il giornalista-candidato, rilanciando alla piazza uno dei pomodori piovuti accanto a lui - non mi volete far parlare? Allora volete che vi parli di Alitalia?». Polizia e carabinieri in tenuta antisommossa, schierati in forze nella piazza, hanno reagito, prima bloccando il gruppo, poi affettuando alcune cariche di alleggerimento. Sono volate manganellate. Ma la pressione della folla era difficile da contenere: alla fine prudenza ha consigliato di sospendere il comizio.

Ferrara è stato costretto ad abbandonare il palco ed è stato portato via. L’auto lo aspettava poco più in là, sempre nella piazza. Prima di salire a bordo il direttore del Foglio ha ammesso che non si aspettava che sarebbe finita così, con una fuga e l’impossibilità di parlare, ma comunque, ha aggiunto, «è andata benissimo». La macchina si è avviata verso via Rizzoli, ha fatto manovra ed è stata centrata in pieno da due bottiglie. Allontanatosi Ferrara, in piazza sono rimasti un centinaio di manifestanti a fronteggiare polizia e carabinieri. A trattare con le forze dell’ordine c’erano anche alcuni esponenti della Sinistra Arcobaleno, il consigliere comunale indipendente di Rifondazione comunista Valerio Monteventi e il Verde Carlo Bottòs. Superato il rischio di nuovi contatti, i manifestanti, ormai padroni della situazione, si sono impossessati del palco e dei microfoni, improvvisando alcuni interventi a favore della Legge 194 sull’aborto. «D’ora in poi - il coro di alcune ragazze - decidiamo solo noi». Un’attivista esultava: «Abbiamo vinto, ci siamo riappropriate di questa piazza». A Bologna, insiste, «Ferrara e quelli come lui non ci passano».

Alla fine la giornata si chiude con 15 contusi tra i manifestanti e alcuni tra le forze dell’ordine. Ferito nel parapiglia, colpito da una sedia in testa e soccorso in ospedale, anche un giornalista di Repubblica. Il candidato bolognese della lista del direttore del Foglio, Giovanni Salizzoni, ha annunciato che presenterà un esposto alla Procura. Una volta visionati i filmati degli incidenti, la Digos presenterà la sua relazione in Procura ed è probabile che partiranno delle denunce. Anche perché il precedente di Ferrara è pericoloso: domani sempre nella stessa piazza Maggiore è previsto il comizio della Destra e i centri sociali, anche in questo caso, hanno annunciato battaglia.

Il fronte più caldo, però, è al momento quello delle reazioni politiche. Il sindaco Sergio Cofferati ha immediatamente condannato le violenze: «Quello che è capitato a Bologna è un danno oggettivo per la città e per la sua storia di democrazia e tolleranza». Poi ha aggiunto: «È inaccettabile che una piazza venga trasformata in un luogo dell’intolleranza. Tutti - ha concluso - devono essere in grado di poter sostenere pubblicamente le proprie tesi, a nessuno deve essere impedito di parlare». Dello stesso avviso Salizzoni, già vicesindaco con Giorgio Guazzaloca: «La civilissima Bologna ne esce a pezzi - ha affermato a caldo, dopo gli incidenti -. È una ferita molto grave per la città: ora andiamo a Imola - ha aggiunto -, in un luogo dove sicuramente ci saranno persone più pazienti ad ascoltare la nostra idea». Anche Salizzoni aveva cercato di prendere la parola dal palco, prima che cominciassero le violenze: «Volete negare la famiglia - aveva detto alla folla sottostante - e sembra che per voi la vita non valga niente».

Prima di arrivare a Bologna, con la consueta ironia Ferrara si era augurato, proprio in vista delle annunciate contestazioni al suo comizio, una speciale protezione da parte del suo «amico» Sergio Cofferati: «Spero mi mandi le ruspe a proteggermi - aveva detto parlando a un quotidiano locale - visto che le ruspe in questi anni le ha usate molte volte».