Il Bolshoi corteggia il Piermarini e intanto debutta agli Arcimboldi

In scena Limpido ruscello e Figlia del faraone. Iksanov: «Presto la Scala a Mosca»

da Milano

Teatro russo? Da un bel po’la mente corre al Mariinsky di San Pietroburgo e non più al Bolshoi di Mosca. Tuttavia dal luglio 2005 il teatro della capitale è sottoposto a massicci restauri: fiamma di polemiche e turbamenti finanziari. Anni duri anche sul versante artistico per un teatro che ha sempre contato sul corpo di ballo per antonomasia ora segnato dalla diaspora di artisti, interpreti allettati da cachet più onerosi di quelli accordati in patria. Il Bolshoi intende però riprendere lo smalto d’un tempo e lo fa gettando ponti verso l’Europa, Italia inclusa: la Scala è la prima istituzione straniera a collaudare il palcoscenico rigenerato. Relazione bilaterale che ha preso il via martedì con la trasferta agli Arcimboldi (eccellente per gli spettacoli di danza) della compagnia di ballo del Bolshoi assente alla Scala da trent’anni. Fino a domenica andranno in scena i balletti Il limpido ruscello, mai visto in Italia causa la bocciatura sovietica, e La figlia del faraone secondo la ricostruzione di Pierre Lacotte. Dell’accordo siglato tra Milano e Mosca parla Anatoly Iksanov, da settembre 2000 sovrintendente del Bolshoi.
La Scala sarà la prima ospite straniera del nuovo Bolshoi.
«Sì, contiamo di averla nell’autunno 2008, i lavori di restauro dovrebbero essere conclusi in ottobre».
Costi di ristrutturazione stimati in un primo tempo intorno al bilione di dollari, ma non tutto è andato per il verso giusto. «Sorvolo sulle cifre. Il budget messo a disposizione dal governo è stato ridotto e non riusciremo a realizzare il progetto iniziale, ma l’obiettivo primario, cioè solidificare le fondamenta, è stato soddisfatto».
Quali saranno le priorità del nuovo Bolshoi?
«Stringere legami con i maggiori teatri. Vi sono accordi con l’Opéra di Parigi e il Covent Garden di Londra, si sono aperte le trattative con il Met di New York».
Ha già avuto modo di lavorare con il sovrintendente scaligero, Stéphane Lissner?
«Mai ma abbiamo stabilito una relazione che si preannuncia lunga e fitta di scambi fra i due enti».
Cosa si aspetta da questo ritorno a Milano?
«Che il vostro pubblico, che sappiamo essere un ammiratore della nostra prima ballerina, Svetlana Zakhorova, possa stimare altri artisti come Serguei Filin e Maria Alexandrova».
Come combatterete la concorrenza del Mariinsky?
«Molti hanno speculato sulla rivalità con il Mariinsky. Prima di essere il sovrintendente del Bolshoi, sono un cittadino russo e quindi grato che nel mio Paese vi siano due compagnie di alto livello. Sono in ottimi rapporti con Valery Gergiev, lo considero un grande artista e ottimo leader del Mariinsky, ciò non toglie che i nostri approcci operativi siano diversi. Comunque sia, considero il Bolshoi il primo teatro nazionale russo, più di tutti fa leva sulla nostra tradizione: il 60 per cento del repertorio è russo».