Il Bolshoi alla Scala col suo balletto proibito

Marta Bravi

Due storie parallele che si incrociano quelle del teatro moscovita Bolshoi e quello del teatro milanese alla Scala. Ieri è stata un’altra giornata in cui le vicende dei due templi della lirica si sono incrociate: è stata presentata, infatti, alla Scala dal sovrintendente Stephane Lissner e dal collega del Bolshoi Anatoly Iksanov, la collaborazione che vedrà nuovamente impegnati i due teatri nello scambio di opere e balletti, dal maggio 2007 al 2010, anni in cui il Bolshoi subirà un’opera di ristrutturazione molto simile a quello subito il Piermarini, tra il 2002 e il 2004.
Il prossimo maggio sul palcoscenico della Scala andrà in scena il balletto «Il limpido ruscello» (1935) che costò la vita allo scenografo Lupokhov e la carriera al musicista Dimitri Shostakovich. Questo dopo che Stalin assistette personalmente alla rappresentazione dello spettacolo, ambientato in un kolkoz, una fattoria gestita dal popolo dove sopraggiunge una comitiva di artisti invitati a rallegrare la festa per la mietitura. Era il 1936 e Shostakovich, apprezzato fino a quel momento in tutto il mondo, comincia a cadere in disgrazia presso il soviet che non gradiva le sonorità della sua musica. «Come possono ballare i cosacchi con quelle scarpette?» quella frase, pronunciata dalla bocca di Stalin, fu fatale. Il giorno dopo uscì sulla Pravda un violentissimo articolo, dal titolo «La falsità del balletto» che bollava di superficialità coreografo, compositore e scenografo per come avevano affrontato un tema serio caro al regime, come quello dei kolkoz. Lo scenografo venne ammazzato. Il musicista non scrisse più balletti. E l’opera scomparve dal repertorio del teatro fino al 2003 quando il direttore del corpo di ballo del Bolshoi, Alexi Ratmansky, lo ha ripreso e messo in scena nella versione più aderente possibile all’originale. Per la prima volta, dunque, «Il limpido ruscello» approda in italia. Non solo sul palcoscenico del Piermarini andrà in scena anche «La figlia del faraone», il balletto del 1862 che valse la consacrazione come coreografo a Marius Petipa, fino ad allora ballerino. Il balletto è basato su un racconto di Theophile Gautier che racconta la storia di un viaggiatore inglese che, addormentatosi in una piramide, immagina il faraone intento a fumare oppio. Il monumentale spettacolo non solo decretò il successo di Carolina Rosati in Russia ma valse la nomina a Petipa di maestro del balletto imperiale. L’opera venne rappresentata in Russia fino al 1928 poi cadde nell’oblio. Il corpo di ballo del Bolshoi ripropone alla Scala la ricostruzione che Pierre Lacotte ne ha fatto nel 2000. Nel gennaio 2008 il coro e l’orchestra del teatro moscovita saranno in tournée a Milano con tre esecuzioni di un programma sinfonico e corale, mentre nell’ottobre del 2008 saranno il coro e l’orchestra della Scala ad essere ospitata sul palcoscenico del Bolshoi con due concerti per festeggiare il teatro moscovita, fresco di restauro.