Bolton: «Contro il rock canto Sinatra»

Ha vinto un premio perché i suoi brani sono stati trasmessi alla radio per 50 mila ore

Antonio Lodetti

da Londra

Qualche decennio fa Frank Sinatra veniva etichettato come un «matusa». Chi ricordava più che il vecchio Frankie aveva rivoluzionato il canto jazz con una voce da crooner dura (al contrario dello stile soft alla Perry Como) che si buttava senza rete nell’improvvisazione dando nuova emozionalità alle canzoni d’amore?. Chi ricordava più la sua aria da bel tenebroso e le scene d’isterismo delle fan? Poi, com’è naturale, Sinatra è tornato ad essere il modello di riferimento per i nuovi interpreti amanti del bel canto, ma anche per i furbacchioni che hanno pensato di prendere la scorciatoia per il successo interpretando i suoi classici. A metà strada tra queste due correnti sta Michael Bolton, bellone, cantante dalla voce possente (autore di brani per Barbra Streisand, Joe Cocker e molti altri) che ha venduto più di 50 milioni di dischi con la sofisticata formula del soul pop di facile ascolto.
Ora Bolton - famoso tra l’altro per la cover di Sitting On Dock of the Bay di Otis Redding e premiato con un Bmi Award perché le sue canzoni sono state trasmesse alla radio per 50mila ore complessive - torna con un album superpatinato come Bolton Swings Sinatra, rileggendo pagine rese celebri da «The voice» come You Got To My Head, I’ve Got You Under My Skin, My Funny Valentine.
Un revival sulla scia di Michael Bublé? «Non ho bisogno di revival, il successo non mi manca e sono sempre in tournée. Sono appena tornato da un lungo giro di concerti e ho bisogno di far riposare la voce prima di ripartire. Così ho sentito l’esigenza di rivalutare la grande canzone americana. I giovani sono troppo presi dal rock e spesso non conoscono i veri tesori della musica. Bublé è molto bravo e ha riportato di moda lo swing ma le analogie tra noi si fermano qui». Con i suoi toni vocali al tempo stesso gagliardi e sensuali Bolton ha affrontato con coraggio (e buoni risultati) i mostri sacri della black music, ma la prova-Sinatra farebbe tremare i polsi a chiunque. «Perché mai? Non sono in competizione con lui, ogni brano di Sinatra fa parte della tradizione e il mio obiettivo è quello di renderlo nuovo ed attuale, forse anche un po’ più moderno. È una sfida che mi eccita». Ma cosa rappresenta per lei Sinatra? «Un maestro inarrivabile, il padre del canto moderno insieme a Bing Crosby, Al Jolson, e pochi altri». Così è andato a pizzicare dodici brani dalla sua collezione di perle... «Dodici per forza, ma ne ho selezionate più di cento. Nel mio studio privato ho inciso e ascoltato per ore un sacco di pezzi di Frank, e la scelta finale è stata molto difficile. Ho preso The Summer Wind, For Once In My Life, New York New York, Night and Day ma ne ho dovuti escludere tantissimi altrettanto belli».
In The Second Time Around, il brano che dà il titolo all’album, duetta con Nicollette Sheridan, una delle protagoniste del serial Desperate Housewives, la sua fiamma con cui ha appena passato una vacanza alle Hawaii. «Non amo parlare della mia vita privata ma questo è un momento particolarmente felice. Per certi artisti l’ispirazione nasce dal tormento, per me dalla serenità d’animo. Nicollette è un’attrice con un grande senso musicale, ci siamo divertiti parecchio ad interpretare The Second Time Around».
Il contrario dell’anima dannata insomma, come dimostra anche la sua fondazione che assiste le vittime di violenza domestica. E del rock cosa pensa? «Amo la melodia, il soul di Otis Redding e Percy Sledge, ma da ragazzino ho suonato in una band hard rock e sono stato in tour con Ozzy Osbourne. La buona musica non ha confini: ho duettato con Pavarotti come con B.B. King. Oggi c’è troppo rock scadente, bisogna riequilibrare la situazione. Ma lei si butta un po’ ovunque, cantando persino le arie d’opera, cosa farà da grande? «Il cantante moderno legato ad una tradizione antica. Per quanto riguarda l’opera ho sempre amato Puccini. Cominciai a cantare le arie in America quasi per gioco; da noi il pubblico non ha grande cultura classica ma tutti impazzivano per quelle “cose italiane” di cui non capivano nemmeno le parole. In ottobre verrò in Italia e, probabilmente, proverò a cantarle anche da voi che siete profondi conoscitori di questo genere. Vedremo cosa succederà».