Bolzano, consulenze da 100 milioni di euro nel mirino dei giudici

La Corte dei Conti bacchetta la Provincia: «Spese eccessive». E la Gdf indaga per «danno erariale» Durnwalder: «Abbiamo risparmiato»

da Milano

La Provincia autonoma di Bolzano non bada a spese quando si tratta di affidare consulenze e incarichi esterni. Soltanto nel 2006 ne ha assegnati 14.722 per una spesa di 103,8 milioni di euro: oltre 200 miliardi di vecchie lire per dare un’idea. Tutte indispensabili e inevitabili? Insomma. Intanto la cifra «monstrum» ha provocato le bacchettate della Corte dei conti, che l’ha ritenuta eccessiva, nonostante il via libera che la magistratura contabile ha dato al bilancio provinciale. Troppo disinvolta, insomma, la giunta guidata da «re» Luis Durnwalder, dell’Svp (sulla stessa poltrona dal 1989) e sostenuta dal centrosinistra.
Le spese milionarie per le consulenze tra l’altro non riguardano solo il 2006. Si scopre che dal 2004 sono cresciute costantemente tanto che da un anno sono sotto la lente di ingrandimento della Guardia di finanza, che indaga ipotizzando il danno erariale. L’indagine non è ancora conclusa, le Fiamme gialle parlano di controlli «normali» e altro non vogliono dire, anche perché il materiale da verificare è una montagna alta quanto l’Himalaya.
Quel che è certo è che la legge prevede il ricorso agli incarichi e alle consulenze esterne solo in casi eccezionali: quando ci sia bisogno di una professionalità di cui l’amministrazione non dispone al proprio interno o quando negli uffici si è in pochi. Invece dalle indagini emerge che alle consulenze si ricorre anche per le traduzioni, il riordino degli archivi o per la produzione di materiale di promozione turistica. Per fare queste cose la Provincia di persone a disposizione ne dovrebbe avere. Sono infatti 11.471 i dipendenti bolzanini, su una popolazione complessiva di circa 485mila persone. Come dire che un abitante ogni 42 lavora nell’amministrazione provinciale. Il Comune di Torino ne ha pochi di più, 12.375, quello di Napoli 13mila scarsi. La provincia di Milano di dipendenti ne ha appena 2.500 (circa).
Il presidente Durnwalder è però tranquillo: «Noi vogliamo spiegare alla Corte dei conti e alle Fiamme gialle la bontà delle nostre scelte, che hanno consentito un risparmio per le casse della Provincia». Risparmio? «Certo, pensi a quanto avremmo speso se avessimo dovuto assumere in pianta stabile le persone necessarie a seguire i progetti che abbiamo in cantiere». Questo dice Durnwalder, ma forse è un po’ presto. Perché se ci sia stato effettivo risparmio o se la Provincia avrebbe speso di meno assumendo personale saranno i magistrati contabili a stabilirlo, quando il lavoro della Guardia di finanza sarà finito.
I numeri certo fanno impressione. Nel 2004 gli incarichi di consulenza professionale conferiti dalla Provincia autonoma all’esterno sono stati 12.190: costo, 86,9 milioni di euro. Nel 2005, 13.015, per una spesa totale di poco superiore ai 100 milioni di euro.
Per Durnwalder, nulla di strano: il presidente spiega che la Provincia autonoma assume molte competenze dello Stato, come l’università, la formazione e la sanità. In particolare poi nel settore dei trasporti e della viabilità, Bolzano ha in cantiere progetti per 1000 milioni di euro, e questo, sostiene Durnwalder, spiega il ricorso a consulenze e incarichi.
Tutto chiaro? No, per niente, almeno a sentire il consigliere Andreas Pöder, capogruppo provinciale dell’Union für Südtirol, membro della commissione d’inchiesta sugli incarichi esterni affidati dalla giunta di Bolzano, che ha spulciato nelle migliaia di delibere. I risultati del suo lavoro sono apparsi nella relazione di minoranza respinta dalla commissione consiliare, che invece ha approvato quella del presidente Hermann Thaler, appartenente allo stesso partito di Durnwalder, l’Svp. Per Thaler «non sono emersi dubbi riguardo l’effettiva necessità degli incarichi affidati dalla Provincia né sono stati rilevati comportamenti in violazione della normativa».
Ma per Pöder è quanto meno strano che in alcuni assessorati siano quasi sempre le stesse aziende o gli stessi liberi professionisti a ricevere gli incarichi. Come nel caso del Südtirol Marketing che monopolizza la pubblicizzazione del marchio Alto Adige e che negli ultimi 4 anni ha ricevuto dalla Provincia 58 milioni di euro.