Bomarzo tra fascino e mistero

Sono Giano bifronte e, a bilanciarlo, l’erma quadrifronte, rispettivamente simboli dell’Età dell’oro e delle quattro stagioni della vita ma anche diretti rimandi alla concezione lineare o circolare del tempo, le chiavi più interessanti per tentare di interpretare il Sacro Bosco di Bomarzo, in provincia di Viterbo, locus terribilis o amoenus, divertissement architettonico o percorso iniziatico, costruzione letteraria o astrologica. Entrambe le opere, infatti, invitano ad approfondire il mito di un’età arcaica rivisitato in chiave rinascimentale. A tentare di svelare i misteri del Bosco fatto costruire da Vicino Orsini nel XVI secolo, facendo il punto sulle interpretazioni susseguitesi nel tempo e proponendo nuovi spunti di riflessione, con ventiquattro saggi e uno sguardo europeo, è il volume riccamente illustrato, appena edito da Electa, Bomarzo: il Sacro Bosco, curato da Sabine Frommel con la collaborazione di Andrea Alessi, che sarà presentato oggi alle 17 alla Casa dell’Architettura, in piazza Manfredo Fanti, seguito dalla proiezione del film Bomarzo realizzato da Michelangelo Antonioni nel 1949. A distanza di secoli, il Bosco, esempio di «meraviglia» progettata a tavolino, mantiene molti punti oscuri. La complessità del progetto, la realizzazione diluita nel tempo che ha comportato modifiche in corso d’opera e la perdita di talune statue per il lungo abbandono, rendono complessa l’individuazione di un unico - e univoco - motivo dominante. Via gli sfarzi di corte, che Orsini non amava, per puntare su una natura artefatta, che non vuole essere finzione ma perfezione, in cui il visitatore può e deve seguire il primo istinto della voluptas - molti i riferimenti a Venere e ninfe - stemperandolo, però, con la prudenza, non intesa come moderazione ma capacità di conciliare opposti. Nell’apparente «disordine» di statue e architetture si nasconde il rigoroso progetto, più volte manifestato da Vicino, di realizzare l’ottava meraviglia del mondo.
L’invito a un libero piacere silvano si fonde con dotti riferimenti letterari e architettoniche trasposizioni della sfera celeste culminate nella meridiana astrologica del tempietto funebre di Giulia Farnese.
Tra letteratura, astrologia, miti alchemici e scienza, amore e dolore, Vicino nel Bosco racconta le sue passioni, forse per invitare ognuno a scegliere un personale percorso di ricerca della meraviglia o, come recita un'iscrizione, «Sol per sfogare il core».