Bomba anti islamica, caccia a un fanatico

Il gesto isolato e strumentale di un singolo, un uomo notato da un testimone, seppur da lontano, mentre si allontanava, probabilmente dopo aver posizionato l’ordigno. Nell’inchiesta messa in piedi dagli investigatori della Digos prende sempre più corpo l'ipotesi che l'ordigno rudimentale piazzato domenica sera in via Solferino 33 sia stato il gesto isolato di uno squilibrato o di una persona animata da sentimenti personali di astio nei confronti del mondo musulmano.
Inquirenti e investigatori, infatti, sulla base degli elementi raccolti sinora, non si aspettano certo di ricevere una rivendicazione con tanto di sigla o nome di battaglia. Inoltre sono quasi certi che chi ha messo l'ordigno sia la stessa persona che ha chiamato il centralino del quotidiano Libero annunciando l'inizio di una campagna anti Islam. Infatti erano le 21 di domenica quando un residente ha notato il tubo con la miccia davanti alla saracinesca; la telefonata, fatta da una cabina del centro, invece è arrivata al centralino del giornale più di mezz'ora dopo.
Intanto gli investigatori aspettano i primi risultati degli esami sui campioni dell'ordigno per capirne l'effettiva pericolosità. Gli artificieri, che l'altra sera hanno fatto brillare la bomba rudimentale, hanno parlato di miscela nella quale c'era anche del plastico. Affermazione che avrà un riscontro solo quando ci saranno gli esiti delle analisi affidate alla polizia scientifica di Roma e Milano. Esiti che potrebbero arrivare già domani e in base ai quali potrebbe anche cambiare l'ipotesi di reato formulata dalla Procura contro ignoti: al momento l'accusa è detenzione e porto abusivo di esplosivi.