Bomba carta sulla saracinesca di un bar: pochi danni ma torna l’incubo del racket

Bomba carta sulla saracinesca di un bar a Ostia. E sul litorale romano torna l’incubo del racket. La seconda bravata in due giorni, di fatto, ha mandato in frantumi la vetrata del locale tra via dei Velieri e viale Isole del Capoverde.
Pochi i danni e molta paura, soprattutto per gli abitanti del quartiere. Martedì notte era stata la volta di un bar in piazza Gregorio Ronca, a un chilometro di distanza. Identico il modus operandi: foro nella serranda metallica, sufficiente per piazzare l’ordigno rudimentale e il gioco è fatto. Sull’episodio indagano i carabinieri che non confermano l’ipotesi dell’intimidazione a scopo di estorsione ma parlerebbero di «atto vandalico». La proprietaria, dal canto suo, non avrebbe ricevuto minacce. Stessa versione per i gestori dell’esercizio commerciale coinvolto, giorni addietro, in un’azione simile.
Strana attività quella dei vandali lidensi: dai chioschi bar ai laboratori di fotografia, videonoleggio, ristoranti, stabilimenti balneari, carrozzerie, negozi di abbigliamento, parrucchieri e persino distributori di benzina. Decine, del resto, gli attentati dinamitardi avvenuti negli ultimi anni a Ostia, tanto che più volte è intervenuta la Dia, la Direzione distrettuale antimafia. C’è chi parla di racket delle estorsioni, altri di vendette fra «colleghi», altri ancora di strani «corti circuito». Una serie comunque impressionante di coincidenze: lo scorso inverno fra Ostia e Fiumicino finiscono in fiamme, nella stessa notte, due minilab per la stampa di fotografie di una catena in franchising, Foto Digital Discount. Il primo in via delle Azzorre, l’altro all’Isola Sacra. Nessun dubbio sulla matrice, dolosa, dei due attentati: sul posto vengono recuperate taniche di benzina. Mesi prima era stata la volta di Foot Locker in via delle Baleniere, ridotto in cenere a un giorno dall’inaugurazione. Anche qui gli attentatori, dopo aver infranto la pesante porta a vetri, hanno segato la saracinesca interna e versato liquido infiammabile. Per l’ex commissario straordinario antiracket del Governo Tano Grasso, oggi delegato del sindaco per i problemi legati all’usura «è l’anticamera della mafia - afferma - un segnale inquietante di quello che potrà essere il futuro prossimo. Sono intimidazioni ambientali: colpire qualcuno per dimostrare cosa può accadere a chi si ribella. Un sistema ben collaudato a Palermo o a Reggio Calabria».\