Bomba contro gli alpini a Kabul: due morti

L’esplosione dell’ordigno nascosto sul ciglio della strada è stata fortissima è ha letteralmente sbalzato in aria il primo blindato leggero dei soldati italiani. All’interno sei alpini, nello spazio un po’ angusto del nuovo Puma, hanno vissuto l’inferno. Per due di loro, il tenente Manuel Fiorito, veronese di 27 anni, da soli dieci giorni in Afghanistan e il maresciallo Luca Polsinelli, 29 anni di Orbetello, si è capito subito che non c’era speranza. Uno dei due feriti gravi è probabilmente spirato quasi subito, mentre l’altro è deceduto nell’ospedale da campo tedesco dove sono stati evacuati anche gli altri quattro alpini colpiti dalla trappola esplosiva.
«L’ordigno è stato fatto brillare a distanza e ha investito in pieno il primo mezzo, mentre il secondo Puma ha subito solo lievi danni e nessuno a bordo è rimasto ferito», spiega da Kabul il capitano Massimo Leoni, portavoce del contingente Italfor 12, di circa 500 uomini, integrato nella missione Nato in Afghanistan.
I due mezzi italiani stavano rientrando da una missione di pattugliamento in una zona ostica a una decina di chilometri dal centro di Kabul. Alle 16.50, percorrendo una strada sterrata nella valle di Musawi i terroristi hanno fatto saltare la trappola esplosiva, probabilmente con un radiocomando. Evidentemente si erano appostati nella zona e aspettavano la pattuglia.
Gli alpini del secondo blindato hanno subito lanciato l’allarme ed è intervenuta la Forza di reazione rapida della brigata multinazionale di stanza a Kabul composta anche dal Battle group italiano di cui facevano parte le vittime. «La zona è stata messa in sicurezza e sono intervenuti due nostri elicotteri» ha spiegato il capitano Leoni. Un CH-47 dell’Esercito e un AB-212 dell’Aeronautica. L’evacuazione Medevac dei feriti, a cominciare dai più gravi, è stata effettuata da un elicottero tedesco.
Gli altri alpini colpiti sono il caporal maggiore Emanuele Rivano, 25 anni di Ivrea, e il caporalmaggiore Salvatore Giarracca, 26 anni, nato a Comiso e residente a Catania, entrambi con ferite lievi e in stato shock; il caporalmaggiore Massimiliano Clementini, 27 anni, residente a Prato, che si è fratturato la mandibola e ha un trauma cranico e il caporalmaggiore Salvatore Mastromauro, 30 anni, di Corato, in provincia di Bari, che ha riportato una frattura lombare. Il capo di stato maggiore della Difesa, ammiraglio Giampaolo Di Paola, ha garantito che nessun ferito è in pericolo di vita. Oggi i quattro alpini rientreranno in patria, mentre per le salme dei primi caduti italiani in Afghanistan in combattimento ci vorranno dalle 24 alle 48 ore.
Quasi tutti gli alpini coinvolti nell’attentato facevano parte del 2° Reggimento di Cuneo, che sta dando il cambio a Italfor 12. Solo una delle vittime, il maresciallo Polsinelli era in forza la 9° Reggimento alpini de L’Aquila. La strada che stavano percorrendo porta verso Chara Siab, il famigerato quartier generale di Gulbuddin Hekmatyar nel 1992, durante la guerra civile fra i mujaheddin che sconfissero i sovietici. Uno dei signori della guerra afghani più temibili, che si è alleato con i resti dei talebani e di Al Qaida nella «guerra santa» contro le truppe internazionali e il governo del presidente Hamid Karzai. La zona è pasthun, a cavallo fra la provincia di Kabul e quella di Lowgar, a sud est della capitale, roccaforte dell’Hezb i Islami, il partito integralista di Hekmatyar. I pasthun sono l’etnia che ha fatto nascere il fenomeno talebano. Oggi molti dei suoi comandanti hanno preso le distanze e sono stati eletti nel nuovo parlamento afghano, ma il vecchio leader può contare ancora sulla manovalanza.
In serata è trapelata la notizia che le autorità afghane avrebbero arrestato quattro persone. Tra questi ci sarebbe anche un uomo ritenuto il probabile esecutore materiale dell’attentato. Fonti investigative afghane confermano, inoltre, che l’attacco non aveva come obiettivo specifico la pattuglia italiana, ma in generale le forze della coalizione internazionale.
I talebani hanno rivendicato l'attacco contro il convoglio italiano con una telefonata di Abdul Raouf un nuovo e fantomatico portavoce degli integralisti. Raouf ha sostenuto che la cellula talebana ha azionato una bomba radiocomandata al passaggio della pattuglia. I seguaci del mullah Omar avevano rivendicato anche i due precedenti attentati contro i militari italiani a Herat, nell'ovest dell'Afghanistan, il 20 dicembre 2005 e l'8 aprile scorso. In ambedue i casi gli attacchi non hanno provocato vittime, a parte feriti lievi, ma erano stati perpetrati da terroristi suicidi.
Secondo il presidente afghano, Hamid Karzai, i due soldati italiani caduti sono vittime di un «nemico comune dell’Afghanistan e dell’umanità: il terrorismo, contro cui non si può abbassare la guardia».