Bomba contro i carabinieri a Nassirya E l’Irak ha finalmente il nuovo premier

Tutti illesi i militari italiani coinvolti nell’agguato. Alla periferia di Bagdad uccisi 4 soldati Usa

Fausto Biloslavo

Capo dello Stato, premier e presidente del Parlamento sono stati scelti in poche ore ieri a Bagdad dai deputati iracheni eletti il 15 dicembre. Jalal Talabani è stato confermato Presidente della Repubblica, mentre Jawad al Maliki, candidato dalla maggioranza sciita, ha ottenuto l’incarico per formare il nuovo governo.
Nel giorno in cui l’Irak è uscito da uno stallo politico durato quattro mesi, un ordigno è esploso al passaggio di una pattuglia di carabinieri a Nassirya. Per fortuna l’attentato ha provocato solo lievi danni a un mezzo italiano, e nessuno è rimasto ferito. Invece alla periferia sud di Bagdad quattro militari americani sono morti in un attentato simile durante un pattugliamento.
Ieri il Parlamento iracheno ha eletto il capo dello Stato e due vicepresidenti con 198 voti su 255 deputati presenti in aula. Scontata la riconferma del curdo Jalal Talabani, che fin dal primo mandato ha soddisfatto sia sciiti che sunniti. I due vicepresidenti, secondo un manuale Cencelli confessionale, sono lo sciita Adel Abdel Mahdi e il sunnita Tarek al Hashemi.
A sua volta Talabani ha incaricato Al Maliki, che era già stato scelto dalla maggioranza parlamentare sciita, di formare il nuovo governo. Ad Al Maliki non ha tardato a far giungere il suo gradimento il segretario di Stato americano Condoleezza Rice. «È una pietra miliare importante», ha detto la Rice, affermando che gli Stati Uniti sono pronti a lavorare con il leader sciita. Il segretario di Stato non ha mai incontrato Al Maliki, ma lo ha definito «un patriota», capace di ottenere risultati.
Il Parlamento ha eletto anche il presidente dell’assemblea e i suoi due vice. Il nuovo presidente è il sunnita Mahamud al Mashmadani, antiamericano e vicino ad ambienti salafiti.
«L’efficienza e l’assoluta onestà saranno i criteri per scegliere i ministri del prossimo governo», ha detto Al Maliki, spiegando che lavorerà per un esecutivo di unità nazionale «che affronti le sfide del terrorismo e della corruzione». Il premier incaricato ha pure sottolineato che «esiste una legge per integrare le milizie nelle forze armate». Un tema delicato riguardante le milizie sciite, sunnite e curde, che rischiano di trascinare il Paese nel baratro della guerra civile. Ora Al Maliki ha trenta giorni di tempo per formare il governo.
Il vero nome del premier, che ha 56 anni, è Nouri Kamel. Fu costretto a cambiare generalità per sfuggire ai servizi segreti di Saddam Hussein, che gli sterminarono la famiglia. Negli anni Settanta lasciò l’Irak per rifugiarsi in Siria. Laureato in Letteratura araba, ha cinque figli ed è uno dei pochi politici iracheni a non avere un legame forte con l’Iran. Numero due del partito Dawa, di cui era portavoce, ha sempre appoggiato il suo predecessore Ibrahim Al Jaafari.
Critico nei confronti degli americani, Al Maliki aveva mantenuto un basso profilo durante l’invasione alleata del 2003. Subito dopo, però, ha fatto parte del comitato che ha purgato gli esponenti del partito Baath di Saddam dagli incarichi pubblici. Inoltre ha partecipato alla mediazione sulla nuova Costituzione irachena, ed è stato accusato da curdi e sunniti di essere troppo intransigente. Nei confronti del terrorismo ha invocato la pena di morte contro gli insorti e i loro finanziatori. Ben presto è diventato un volto noto per il pubblico iracheno e del mondo arabo sugli schermi della televisione di Stato e dei canali satellitari, come Al Jazeera. La sua immagine è quella di un uomo deciso, che riuscirà a formare un governo forte, si spera di vera unità nazionale.
Qualche ora prima dello sblocco della crisi politica, alle 9,05 del mattino (le 7.05 in Italia), un convoglio di tre mezzi del reggimento di carabinieri Msu, che operano nella provincia di Dhi Qar, hanno subito un attentato. «Poco prima uno dei tre ponti che collegano la parte sud dell’abitato di Nassirya, la pattuglia è stata coinvolta nell’esplosione di un ordigno posto a lato della carreggiata», si legge in un comunicato del contingente italiano. A bordo c’erano 13 militari e un interprete iracheno, ma nessuno è rimasto ferito. «Solo uno dei tre veicoli coinvolti nella deflagrazione è stato leggermente danneggiato», hanno spiegato i militari. La pattuglia ha fatto velocemente ritorno alla base di Tallil, nel deserto a 20 km dalla città, mentre artificieri italiani e poliziotti iracheni giungevano sul luogo dell’attentato.
Nella provincia di Dhi Qar, relativamente tranquilla rispetto ad altre zone dell’Irak, esistono comunque basi di retrovia per il terrorismo sunnita, frange di estremisti sciiti pronti a tutto e un’infiltrazione di agenti dei servizi dal vicino Iran.