Bomba contro i turisti alle Maldive: 12 feriti

I terroristi hanno usato un telefono cellulare, il motore di una lavatrice, una bombola di gas e qualche manciata di chiodi

Un ordigno fatto in casa utilizzando un telefono cellulare, il motore di una lavatrice, una bombola di gas e qualche manciata di chiodi ha spezzato ieri la pace delle Maldive, uno dei più frequentati (soprattutto dagli italiani) paradisi turistici del pianeta. Erano le 13.30 a Male, piccola capitale dell’arcipelago dei sogni. Nelle vicinanze dell’ingresso principale del Sultan Park si aggiravano molti turisti alla ricerca di refrigerio. Accanto al parco sorge la principale moschea della cittadina, ma anche il quartier generale delle forze armate maldiviane e l’area è tenuta sotto controllo da un sistema di telecamere. Nonostante questo, una deflagrazione improvvisa ha gettato nel panico i presenti e provocato il ferimento di dodici persone.
Testimoni locali hanno parlato di chiodi sparsi per terra sul luogo dell’attentato, prima che il personale della sicurezza intervenisse per ripulire l’area dopo quella che un portavoce della polizia ha definito «l’esplosione di un ordigno rudimentale». Nessuno dei feriti è in condizioni preoccupanti e tra di loro non ci sono italiani: la lista comprende due cittadini britannici, due giapponesi e otto cinesi. Solo i primi due, una coppia inglese residente nel Qatar, hanno riportato conseguenze di una certa gravità: sono stati ricoverati all’ospedale locale e sottoposti a cure per ustioni, ma sono in condizioni stabili e fuori pericolo. Tutti gli altri, dopo le medicazioni, sono stati dimessi. In serata sono stati effettuati due arresti: entrambi cittadini maldiviani.
L’esplosione nella capitale delle Maldive ha subito fatto correre il pensiero ad altri episodi di terrorismo occorsi in celebri località turistiche, come per esempio Bali o Sharm el Sheikh. Non è purtroppo illogico, infatti, temere la ripresa di un disegno ai danni del turismo internazionale in zone a maggioranza islamica. Ma le caratteristiche dell’attentato fanno ritenere che non si sia trattato dell’opera di un’organizzazione vera e propria, quanto piuttosto di un qualche gruppo locale minore. Al momento nessuno ha comunque fatto una rivendicazione.
Le autorità maldiviane non nascondono, però, la loro preoccupazione per l’accaduto. I giornali locali parlano di «attacco pianificato all’industria del turismo». L’arcipelago trae dal turismo internazionale la sua principale fonte di sostentamento e la minaccia terroristica rischia di allontanare parte dei 500mila visitatori che mediamente ogni anno vengono a trascorrervi un periodo di vacanza: centomila di loro sono italiani. «Le Maldive non hanno mai conosciuto un evento di questo genere, prendiamo l’episodio molto seriamente», ha detto ai giornalisti un portavoce del governo, aggiungendo che le autorità chiederanno l’aiuto dell’Interpol, dell’India e degli Stati Uniti per far luce sull’inquietante episodio.
Le Maldive sono uno Stato interamente musulmano e che ha una meritata fama di tranquillità. Non che manchino le ombre, però: basti pensare che il presidente Maumoon Abdul Gayoom è ininterrottamente al potere dal 1978 (è il capo di Stato più longevo dell’intera Asia) e che in questo quasi trentennio l’opposizione ha spesso lamentato repressioni anche gravi dei propri diritti. Diversi osservatori hanno poi segnalato un fenomeno preoccupante: il crescente malcontento della metà della popolazione che vive in miseria sta andando ad alimentare la popolarità della corrente integralista dell’islam. E l’episodio di ieri potrebbe esserne una prima concreta conseguenza.
Resta il fatto che era dal 1988 che alle Maldive non echeggiava una fucilata, meno che mai l’esplosione di una bomba: allora ci fu un tentativo di colpo di Stato, represso con la forza, cui hanno fatto seguito diciannove anni di tranquillità, forse un po’ meno serena di quanto piaccia pensare al turista straniero.