Bomba contro gli italiani Un ferito tra i soldati

Un militare italiano con un sospetto trauma cranico e quattro soltanto contusi: è andata bene, grazie alla efficace protezione del superblindato Lince, alla pattuglia di bersaglieri saltata oggi su un ordigno esplosivo nell’ovest dell’Afghanistan. L’allarme resta ad altissimi livelli. L’attacco contro la pattuglia, riferisce il tenente colonnello Marco Mele, portavoce del contingente, è avvenuto alle ore 13.20 (le 9.50 in Italia), al rientro da un incontro con i leader di alcuni villaggi, finalizzato a raccogliere informazioni sull’area in cui operano le forze di sicurezza locali e i militari di Isaf. L’esplosione si è verificata a circa quattro chilometri dalla Fob (Forward operating base) di Shindand, la base operativa avanzata che ospita i militari italiani della Task force center, composta dai bersaglieri del 1° reggimento di Cosenza. In seguito alla deflagrazione, «un militare - dicono al comando del contingente - ha riportato un sospetto trauma cranico mentre gli altri quattro a bordo del Lince solo leggere contusioni». Subito trasferiti all’ospedale da campo della base, i militari hanno potuto parlare personalmente al telefono con i familiari e tranquillizzarli.
Sul luogo dell’incidente è intervenuto un team di artificieri (esperti nel riconoscimento e nella bonifica di ordigni esplosivi) per stabilire «la natura e l’origine dell’esplosione». La notizia dell’attentato è arrivata alla Camera mentre era in corso la seduta dell’aula. Il Pd ha chiesto al governo di riferire e, pochi minuti dopo, è intervenuto lo stesso ministro della Difesa Ignazio La Russa che ha confermato le notizie «tranquillizzanti» sui militari coinvolti: «Non hanno riportato ferite degne di rilievo. Vi è un sospetto trauma non commotivo (in pratica, come una normale botta in testa) per uno di loro, mentre gli altri sono già in servizio». «L’ordigno esploso per fortuna era di modesta entità e ha solo danneggiato il mezzo in modo lieve», ha aggiunto, chiedendo a tutto il Parlamento di rivolgere «un ringraziamento ai nostri ragazzi, che sono sempre nel nostro cuore, perché sappiano che siamo a loro vicini in ogni momento». L’applauso è arrivato da tutta l’aula, così come unanimi sono stati i messaggi di solidarietà ai militari feriti, con l’Idv che però è tornata a sollecitare un dibattito «per rivedere la strategia militare», mentre il Pdci ha chiesto il ritiro dei nostri soldati.
Gli attacchi, le bombe e i razzi (come quelli che l’altro giorno sono stati sparati su Camp Arena, il quartier generale del Regional command west, senza provocare ne feriti né danni), comunque non fermano le attività di ricostruzione e umanitarie del contingente italiano.
Tra gli ultimi progetti realizzati, interventi volti a migliorare le infrastrutture del comando della polizia di Herat e un nuovo sistema di videosorveglianza per il carcere, mentre lo Stato maggiore della Difesa e la Rai hanno organizzato un workshop, in corso, sulla comunicazione sociale destinato ai media locali.