Bomba disinnescata La zona est della città isolata per otto ore

A Rogoredo quindicimila persone evacuate, strade chiuse, A1 e tangenziale bloccate, traffico ferroviario per Bologna e Genova interrotto, la zona presidiata

Roberto Zadik

Otto ore di disagi durante le quali buona parte di Milano, in pratica tutta la zona est, è rimasta «paralizzata» dall’allarme bomba. Infatti, dalle 8,30 alle 16,30 di ieri, il disinnesco di un ordigno bellico della seconda guerra mondiale, ad alto potenziale esplosivo (calcolato in circa 350 kg), ha bloccato la zona tra Rogoredo e piazzale Corvetto causando, oltre a una gran paura, parecchi problemi: evacuazione di quindicimila persone, chiusura di alcune vie principali di Rogoredo, blocco dell’autostrada A1 e di parte della tangenziale Est, interruzione del traffico ferroviario sulla linea per Bologna e Genova, mentre a Rogoredo i convogli potevano transitare ma non fermarsi. Questo per dar modo agli artificieri del Genio dell’Esercito di svolgere il loro compito senza alcun rischio. La disposizione, emanata dal Comune, si è protratta fino alla conclusione delle operazioni.
Un’intera porzione di territorio è stata così interdetta al transito senza alcuna possibilità di avvicinarsi, anzi, chiunque cercasse di transitare, anche solo per pochi metri, veniva fermato tempestivamente dai vigili della polizia locale, reparto radiomobile, distribuiti in tutta la zona a bordo di auto e moto. Un intervento necessario per tutelare la sicurezza della zona, poiché si mostrava delicatissima l’operazione di rimozione del tritolo contenuto nel residuato che è stato fatto poi esplodere in una buca scavata dalle ruspe in un’area lontana almeno 500 metri dalle abitazioni.
Per far fronte all’«emergenza bomba», fin dalle prime ore del mattino, polizia, una «task force» di vigili urbani, volontari della Protezione civile, e oltre quaranta ambulanze della Croce rossa venute in soccorso di disabili e bisognosi, sono giunti sul posto. Più tardi, verso le 8,30, la gente ha iniziato lentamente l’evacuazione formando per un’ora lunghe code, in via Medea e in via Monte Popera, in attesa di prendere l’unica uscita per Rogoredo, data la chiusura di via Pestagalli. L’esodo ha avuto luogo più o meno tranquillamente, ma sono comunque da sottolineare le proteste di numerosi cittadini a causa delle difficoltà di movimento e della chiusura di molte strade.
Successivamente gli sfollati si sono divisi tra coloro che hanno raggiunto, a bordo degli appositi trasporti Atm, i centri di rifugio, come l’istituto Martinengo, e chi ha deciso di fare una visita ai parenti o di partire per una domenica in campagna munito di attrezzature da campeggio. Una scena che ci riporta ai tempi dell’ultimo conflitto mondiale, epoca alla quale risale la bomba rinvenuta due settimane fa e rimasta inesplosa per sessant’anni. In seguito a conclusione di quell’esodo di massa, avvenuto lentamente, è regnato un grande silenzio, con le case disabitate e le forze dell’ordine appostate nelle immediate vicinanze per evitare rapine e sciacallaggi. Ad avere problemi non sono stati però solo gli abitanti del quartiere. Infatti, le fermate della linea 3, come Rogoredo e Porto di mare, sono rimaste chiuse. Lo stesso è avvenuto per la A1, l’Autostrada del Sole e parte della Tangenziale est.
Per fortuna, tutto si è risolto nel migliore dei modi e i responsabili della Protezione civile hanno reso noto dopo ore, a metà pomeriggio, che «gli artificieri hanno concluso le loro operazioni entro le 16,30 e che tutto si è svolto nella norma». Proprio a quell’ora è stato fatto «brillare» l’esplosivo dell’ordigno, ritrovato alcune settimane addietro nel cantiere di via San Venerio. Finalmente, quindi, le persone che erano «senza tetto» sono gradualmente rientrate nelle loro dimore e anche tutti i percorsi, rimasti impraticabili fino alle 16,45, sono stati riaperti. La lunga giornata era terminata.

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