La bomba era solo un petardo

Anche se fosse esplosa, non avrebbe provocato danni gravissimi. Secondo una prima perizia effettuata dagli artificieri, infatti, la bomba piazzata lo scorso 13 agosto in via Solferino, davanti alla saracinesca del ristorante etnico «Sud» e alla ex sede di un centro islamico, non era ad alto potenziale. La parte destinata a esplodere, definita come «una miscela strana» dagli inquirenti, è stata con ogni probabilità realizzata artigianalmente, mischiando più sostanze. Difficilmente, però, avrebbe potuto uccidere.
L’ordigno, un tubo metallico lungo una trentina di centimetri, era stato rinvenuto inesploso poco dopo le 22 e poi fatto brillare dagli agenti. Poco prima era arrivata anche una sorta di rivendicazione, a dir il vero ben poco chiara, fatta telefonicamente al centralino del quotidiano Libero. Diverse le ipotesi degli esperti per spiegare il malfunzionamento della bomba. Si va dalla miccia bagnata dalla pioggia battente, alla preparazione sbagliata della miscela esplosiva, sino al semplice errore nel collocare il detonatore. Indiscrezioni raccontano di come la presunzione che sia stato proprio il temporale di quella sera a impedirne l’esplosione stia prendendo sempre più quota negli ambienti investigativi. Il cilindro era stato cementato alle due estremità e aveva appunto una sorta di miccia, alla quale con ogni probabilità era stato dato fuoco. A spegnerla, poi, scongiurandone l’esplosione sarebbe stata proprio la pioggia. Ancora sconosciuti gli autori del gesto.