Bomba nella sede di Forza Nuova

Stefania Scarpa

Avrebbe potuto anche uccidere, l’ordigno ad alto potenziale fatto esplodere ieri mattina prima delle 3 nella sede di Forza Nuova in via Nicola Nisco, alla Caffarella. Per fortuna nessuno si è trovato a passare nei pressi in quel momento, e l’esplosione - come probabilmente nelle intenzioni dell’attentatore - si è limitata a devastare l’interno della sede e la saracinesca, procurando ingenti danni. In frantumi anche molte finestre del palazzo di cinque piani al cui pianterreno si trova le sede del movimento, e danneggiate anche le soglie di marmo al primo piano. Danneggiate inoltre tre auto parcheggiate poco lontano. La bomba era composta da due bombolette di gas propano celate in uno zaino sistemato alla base della saracinesca. Le due bombole erano collegate, attraverso un cavo telefonico, a una batteria d’auto che avrebbe fatto da innesco.
Fino a ieri sera, l’attentato non era stato rivendicato da nessuno. Le indagini della Digos non escludono collegamenti con un’altra esplosione, avvenuta un paio di settimane fa, nella sede degli Irriducibili, frangia ultras del tifo biancoceleste legata ad ambienti di estrema destra.
L’attentato è stato condannato, con diversi toni, tanto a destra quanto a sinistra. Solidarietà a Forza Nuova arriva da Federico Iadicicco, presidente romano di Azione Giovani, che si dice preoccupato del «pericoloso clima che si sta instaurando nella capitale, partendo dall’impunità in cui vivono numerose frange che usano la violenza come pratica politica. Così non si può più andare avanti». «Piena solidarietà a Roberto Fiore e a Forza Nuova di fronte al tentativo di riportare indietro l’Italia» è stata espressa dall’europarlamentare di Alternativa sociale e segretario nazionale di Azione Sociale Alessandra Mussolini, che stuzzica anche la sinistra: «Attendo ora la solidarietà della sinistra di governo e dei moderati che non possono tacere, altrimenti complici o mandanti, di questa nuova strategia della tensione». Di «segnale molto negativo» parla invece il commissario della federazione romana di An Gianni Alemanno, secondo il quale l’episodio «ripropone il problema dell’ordine pubblico e della sicurezza sul versante politico». Alemanno ricorda che «in passato avevamo denunciato più volte l’esistenza all’interno dei centri sociali romani di aree di illegalità che rappresentano una sorta di incubatrice di forme di violenza».
Con il sindaco Veltroni ad Auschwitz, tocca alla sua vice Maria Pia Garavaglia condannare a nome del Campidoglio l’attentato. «È inaccettabile l’uso della violenza a fini politici», dice la Garavaglia, che però poi minimizza, parlando di «un episodio isolato e di limitato impatto che non macchia la realtà di una città aperta e tollerante come la capitale d’Italia».