La bomba «nucleare» fa esplodere la sinistra

(...) E di «vietare su tutto il territorio, l’installazione di centrali, ed escludere siti di stoccaggio per rifiuti». Una mozione di quelle che non si negano a nessuno all’interno di una maggioranza che ha appena finito di perdere pezzi anche del Pd. Una mozione di quelle che già fan venire l’acquolina in bocca ai consiglieri dell’opposizione, pronti ad assistere ai giri di parole per dare torto ai compagni che sbagliano pur approvando loro l’iniziativa. Gli azzurri Paolo Bianchini e Lorenzo Zito aspettano il momento del dibattito e si sono già dati un’occhiata alle richieste della sinistra, quasi delusi all’idea che bisognerà attendere le prossime sedute.
Una mozione, comunque, che quando dovesse passare con i voti del centrosinistra tutto (o quasi), imporrebbe di bandire ogni forma di attività riconducibile al nucleare - men che meno la produzione di energia - tra Moneglia e Cogoleto. Addirittura tutti i 67 Comuni dovrebbero dichiararsi denuclearizzati. Tutti i Comuni e tutto il territorio, Genova esclusa, però. Perché nel capoluogo, dove comanda la sindaco, il nucleare è invece un fiore all’occhiello. Almeno, così disse MiniMarta. «Proporrò Genova come capitale italiana del nucleare»: Vincenzi Marta, detto in Genova lì 25 settembre 2008. D’accordo, davanti aveva la platea del XCIV Congresso Nazionale della Società Italiana di Fisica, ma le sue parole erano state solenni. Al termine della lettura del messaggio con cui il ministro Claudio Scajola aveva ribadito la necessità di un pronto ritorno al nucleare. Insomma, la sindaco aveva voluto scavalcare Scajola a destra del protone.
E così il «territorio provinciale denuclearizzato» nascerebbe già con la sua serpe in seno, anzi una bomba nel suo nucleo? Sì, a credere alla parola della sindaco e del presidente della Provincia. Perché intanto le «iniziative» da promuovere a Palazzo Spinola possono restare tranquillamente stampate sulla mozione e infilate in un cassetto. Mentre sulle parole della sindaco c’è sempre tempo per trovare una spiegazione diversa. La stessa Vincenzi, il 16 maggio 2008, a Santa Margherita, intervistata da Bruno Vespa al convegno «Ingegneria e impiantistica», non aveva risposto alla domanda sull’accoglienza del nucleare a Genova. «È vero che intanto le centrali le abbiamo nei Paesi vicini...», era stato il primo accenno di risposta. E di fronte all’incalzare del giornalista, si era buttata in un chiarissimo: «Occorre andare al cuore dell’impiantistica... Il problema è reale e dobbiamo fare un’analisi...». Il tutto naturalmente, mantenendo il ruolo di «capitale del nucleare», sia chiaro.
E infatti, per non sbagliarsi, la «capitale del nucleare» in pectore, continua ad accogliere chiunque entri nel proprio territorio (da Pontedecimo o da Staglieno, o da Nervi non importa) con gli ormai logori cartelli di «Città denuclearizzata», tanto di moda nel secolo scorso. Anche perché l’annuncio fatto davanti ai fisici (e ribadito dalla sindaco anche il 30 settembre in occasione della sua visita alla redazione del Giornale) è rimasto tale, non ha mai avuto un seguito concreto. È una di quelle scelte sul futuro della città che possono attendere. In fondo non si tratta mica di scegliere il sito della moschea.