"Bomba sul dialogo". Ma Veltroni e il Cavaliere fissano il primo vertice

L'ex premier: "Operazione a orologeria". Imbarazzo nello staff del leader del Pd. Ieri contatto telefonico fra i due: l'incontro il 30

da Roma

Per dirla con le parole di Guido Crosetto, deputato piemontese molto vicino al Cavaliere, «niente succede per caso». E, dunque, ragiona seduto nel cortile di Montecitorio, «è difficile credere che non vi sia un legame» tra la nuova stagione berlusconiana proiettata al dialogo con il Pd di Veltroni e i verbali pubblicati ieri su Repubblica nei quali si tratteggia una longa manus del Cavaliere sulla Rai negli anni in cui era a Palazzo Chigi. Una vera e propria bomba di profondità, che si va a sistemare con il passare delle ore proprio su quel confronto sulla riforma elettorale che Berlusconi ha rilanciato solo qualche giorno fa. Con buona pace di Veltroni, che qualche imbarazzo lo deve avere se molti dei suoi alleati tornano per un giorno a descrivere l’ex premier con lo stereotipo morettiano del caimano. E con grande soddisfazione di Prodi, deciso per diverse ragioni a minare il confronto tra i due, tanto che dopo aver detto «no» a qualsiasi ipotesi di grande coalizione coglie anche l’occasione delle intercettazioni di Repubblica per rilanciare la «necessità» di «una vera riforma della Rai».

Una sorta di pietra tombale su un eventuale asse tra Veltroni e il Cavaliere. Ma se a Palazzo Grazioli sono convinti che ci sia «una spiegazione tutta politica alla campagna di Repubblica», tanto che in privato lo stesso Berlusconi non esita a parlare di «operazione spazzatura e a orologeria», pure nel centrosinistra c’è qualcuno che qualche dubbio lo ha. Al punto che, la butta lì la Velina rossa, nota quotidiana del dalemiano Laurito, «anche se Veltroni stigmatizza quanto emerso dalle intercettazioni e le considera di enorme gravità, a Montecitorio qualche uomo politico sospetta che tutto ciò possa avere lo scopo preciso di mettere in guardia il segretario del Pd rispetto al rischio di un inciucio». Un messaggio tanto vago quanto chiaro.

Non è un caso che la giornata di Veltroni si impronti sulla prudenza. Con grandi attenzioni verso Prodi, con cui si confronta sulla legge elettorale in quel di Palazzo Chigi dandogli tutte le garanzie possibili. È anche per questo che l’incontro tra il segretario del Pd e Fini viene messo in agenda per lunedì mentre quello con Berlusconi si terrà nel campo neutro della Camera solo venerdì 30. Perché Prodi considera il fatto che Veltroni veda prima il leader di An come una sorta di assicurazione che il confronto non sarà esclusivamente a due. Tanto che in serata Palazzo Chigi ci tiene a far sapere che premier e segretario del Pd hanno «condiviso l’agenda degli incontri con i leader della Cdl». A cui, però, parteciperà solo il secondo.

Incontri a parte, di certo c’è che ieri Berlusconi e Veltroni hanno avuto un primo contatto dopo le tante ambasciate degli ultimi giorni tra Letta e Bettini. Certamente telefonico, nel quale i due avrebbero concordato il faccia a faccia del 30 novembre. Anche se la giornata è stata caratterizzata da un piccolo giallo, visto che fino a martedì a tarda sera sembra che l’incontro fosse fissato per ieri. Così, quando verso l’ora di pranzo il Cavaliere lascia Palazzo Grazioli con destinazione ignota e negli stessi minuti si perdono le tracce di Veltroni che contrariamente ai programmi non presiede la riunione della giunta, in molti sospettano che il faccia a faccia sia già in corso. Circostanza che viene però smentita con forza dall’entourage sia di Veltroni che del Cavaliere. Che nel corso della telefonata si sarebbero trovati su posizioni non proprio convergenti.

Secondo il segretario del Pd, infatti, riforme istituzionali e legge elettorale sono indissolubili. Mentre l’ex premier è disponibile sì a trovare un’intesa sulla riforma del sistema di voto ma per poi andare subito alle urne. In sintesi, per il primo si dovrebbe votare nel 2009 mentre Berlusconi punterebbe ancora al 2008. Di strada da fare, dunque, ce n’è. Anche se già si coglie qualche segnale di avvicinamento tra Pd e Forza Italia. Con l’azzurro Pepe che ferma D’Alema davanti ai banchi del governo nell’aula della Camera: «Il presidente ci ha detto di tenere buoni rapporti con il Pd. Posso abbracciarla?». Il vicepremier guarda interdetto il suo collega Ventura e acconsente. «Faccia pure... ».