«Bombardieri russi in Venezuela o a Cuba»

Mancano due settimane al primo faccia a faccia tra il nuovo presidente americano Barack Obama e il suo omologo russo Dmitry Medvedev, e pochi giorni sono passati dal cordiale incontro tra il segretario di Stato Hillary Clinton e il responsabile della diplomazia russa Serghei Lavrov, nel corso del quale è stato annunciato l’avvio di un nuovo e più amichevole corso delle relazioni tra i due Paesi. Come un fulmine a ciel sereno arriva però da Mosca una notizia che sembra fatta apposta per guastare il clima. Nel prossimo futuro, riferisce l’agenzia russa Interfax, bombardieri strategici russi potrebbero utilizzare basi aeree a Cuba o in Venezuela, e forse essere stanziati sul territorio dei due Paesi.
Il generale Anatoli Zhikarev, capo di stato maggiore delle forze aeree strategiche russe, ha precisato che il presidente venezuelano Hugo Chavez ha offerto la disponibilità di un aeroporto nell’isola di Orchila, nel mar dei Caraibi, per decolli e atterraggi. Zhikarev ha detto di aver visitato l’isola già l’anno scorso. Quanto a Cuba, il generale russo ha detto che «ci sono quattro-cinque piste lunghe 4.000 metri che vanno molto bene»: anche qui si tratterebbe solo di scali per rifornimento.
Si tratta di un gesto apertamente provocatorio, considerato che la scorsa estate il Pentagono aveva invitato a evitare una simile mossa, definendola «una linea rossa da non varcare». Va ricordato che nel 2007, dopo quindici anni di sospensione, l’allora presidente Vladimir Putin aveva ordinato la ripresa dei voli di pattugliamento a lungo raggio dei suoi bombardieri Tu-160, motivandola con «interessi strategici» nel continente americano. Nello scorso settembre gli aerei russi avevano effettuato una serie di «voli di addestramento» in Venezuela, molto apprezzati da Chavez che nell’occasione parlò di «un gesto fraterno che dà più sicurezza al nostro Paese» (in pratica il messaggio era rivolto agli americani: non potete toccarci, abbiamo chi ci protegge); in dicembre, inoltre, si erano svolte manovre comuni di otto giorni tra le marine militari russa e venezuelana.
Colpisce il fatto che un simile annuncio venga dato proprio ora che con la nuova amministrazione Obama il clima tra Mosca e Washington sembra cambiare in senso positivo. Realistico pensare che si tratti di pretattica, di una carta che il Cremlino intende giocarsi per contrastare il progetto americano di scudo antimissile in Polonia e Repubblica Ceca e mentre si aprono i negoziati sulla riduzione degli arsenali nucleari.