Bombassei ai sindacati: ora la riforma

«Basta alibi, mi aspetto che la Cgil mantenga gli impegni»

Antonio Signorini

da Roma

A meno di dodici ore dall’accordo con i sindacati dei metalmeccanici inizia l’offensiva di Confindustria per la riforma dei contratti. Il vicepresidente di viale dell’Astronomia Alberto Bombassei ha telefonato ai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil invitandoli a rompere gli indugi e a riprendere il confronto sulla riforma che era stato interrotto un anno e mezzo fa per le forti divisioni tra i sindacati. Un passo che secondo i vertici di Confindustria ora è possibile, proprio perché, per la prima volta dopo anni, la categoria più difficile di tutto il panorama delle relazioni industriali ha un contratto firmato da tutte le sigle di categoria. Anche il governo fa discretamente il tifo per un cambiamento. E il ministro del Welfare Roberto Maroni lo ha ribadito anche all’indomani dell’accordo sugli aumenti per le tute blu: «È necessario mettere mano alla riforma della contrattazione, ma spetta alle parti».
Quello che manca all’avvio di un nuovo tavolo sulla contrattazione è che i sindacati trovino un qualche accordo sui diversi nodi ancora aperti. Ma per il momento le divisioni restano confermate. Ieri il segretario generale della Cgil Gugliemo Epifani ha rilasciato un’intervista al Sole-24 Ore che suona come un’apertura alla riforma, ma che in realtà pone paletti difficilmente accettabili dagli altri due confederali, come quello della rappresentanza sindacale. «È importante, anche quando affronteremo la riforma contrattuale, partire dal problema della democrazia sindacale», ha detto il leader di Corso d’Italia. La Cgil insiste quindi in quelle «forme di misurazione della rappresentatività democratica» che per Cisl e Uil restano un tabù.
L’altro argometo che divide il fronte sindacale è quello della contrattazione di secondo livello - aziendale e territoriale - che la Cisl di Savino Pezzotta vorrebbe rafforzare. Anche ieri il leader del sindacato cattolico ha fatto appello per un rinnovamento del sistema di relazioni industriali e di contrattazione, entrambi «vecchi». Secondo Pezzotta va ad esempio allungata la durata dei contratti «perché non è possibile che i tempi di chiusura siano così lunghi: tredici mesi per quest’ultimo dei metalmeccanici, per non parlare di contratti firmati ma che ancora non vengono applicati». La Cisl spinge anche per una maggiore partecipazione dei lavoratori a livello delle singole aziende.
Tutti punti che anche la Uil condivide. Il sindacato di Luigi Angeletti punta inoltre a superare gli accordi del ’92 e, in particolare, la moderazione salariale e vorrebbe che si introducesse la detassazione degli aumenti.
Confindustia è comunque ottimista. Lo stesso Bombassei in un’intervista ha assicurato che i sindacati negli incontri a viale dell’Astronomia con il presidente Luca Cordero di Montezemolo, prima dell’accordo sui metalmeccanici, si sono ritrovati d’accordo nella necessità di aprire la trattativa sulla riforma del modello contrattuale. Adesso il contratto dei metalmeccanici «c’è e per questo mi aspetto che il leader della Cgil mantenga gli impegni presi. Ora non ci sono più alibi: la discussione va aperta al più presto».